Salvare i naufraghi

Un treno della Regia Marina Italiana a sorvegliare una costa nelle retrovie della linea del fronte russo durante la seconda guerra mondiale, un manipolo di Italiani sospesi con i camerati Tedeschi in una sorta di limbo dove il nemico sembra pressoché invisibile quando non assente, il senso di incertezza sul presente (si è a cavallo dell’Armistizio dell’8 Settembre 1943) e sull’esito del conflitto, la sensazione che non si è mai del tutto dalla parte giusta (ammesso che ve ne sia una), la certezza di essere del tutto ininfluenti circa l’esito dei cruenti combattimenti che si svolgono altrove, la voglia di casa e famiglia, il senso onnipervasivo di solitudine, il senso di possesso verso le donne russe…

Questi sono solo alcuni degli ingredienti dell’avvincente romanzo storico dal titolo “Salvare i naufraghi”, dell’ottimo Alessio Martini, capace di restituire un’immagine vivida e struggente di ciò che – nonostante la vicenda narrata sia in buona parte immaginata – devono aver vissuto tanti dei nostri militari dislocati nelle zone più isolate della grande Russia durante l’ultimo conflitto mondiale.

In un contesto così asfittico, subentra la figura della “naufraga” (cioè disperata, perduta) Svetlana, che invoca la protezione del comandante del treno Ettore Piola; egli non si fa pregare, anche grazie alla inenarrabile bellezza e classe di lei, e custodisce per vari mesi ai suoi sottoposti la presenza della giovane donna, reclusa ma al sicuro sul treno italiano.

Quando le alleanze si capovolgono, “naufraghi” risulteranno tutti gli Italiani di quel treno che, proprio grazie a Svetlana, riusciranno – in maniera più o meno fortunosa e soddisfacente – a mettersi in salvo, tornando in patria o scegliendo di servire militarmente l’URSS.

Uno scritto scevro da ogni velleità di magniloquenza, coerente piuttosto con l’essenza nuda e cruda della guerra, la quale non consente certezze di tempo, di luogo né di alleanze, ed in cui tutto, anche bene e male, è avvolto da una cortina fumogena che ne impedisce un giudizio univoco e definitivo.

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