Intervista ad Alessio Martini scrittore

Dopo aver letto il suo libro “Salvare i naufraghi”, lo scrittore Alessio Martini ha risposto così alle nostre domande.

Da cosa nasce l’idea del “naufragio” e dei “naufraghi” cui fai riferimento nel titolo?

Il naufragio è una metafora. I personaggi del romanzo narrano di naufragi in mare, ma per loro il naufragio avviene sulla terraferma.

Non solo, il naufragio avviene nella psiche umana: si annega nella noia, nella solitudine, nelle nevrosi e infine nella depressione.

Il comandante Ettore Piola galleggia a stento nel mare delle nevrosi e il capitolo centrale del romanzo è dedicato al padre di Ettore, che di fronte alla depressione si suicida annegandosi in mare durante una gita in barca. I familiari e i pochi amici prima non fanno nulla di fronte alle sue difficoltà e poi liquidano la sua morte come una banale disgrazia: tutto avviene nell’assoluta indifferenza.

Perché hai scelto un romanzo storico, e proprio ambientato in Russia? C’è forse una qualche connessione con la tua storia familiare e/o personale o trattasi di pura “suggestione”?

Mio padre mi ha lasciato fra le molte eredità anche la passione per la storia militare, ma a parte questo non c’è alcun riferimento personale o alla mia famiglia.

Ho scelto di ambientare il romanzo nel 1943 in Russia perché ero certo che lo scenario di una pianura immensa, desolata e gelida fosse perfetta per la narrazione; e per quanto paradossale quella pianura poteva evocare il mare.

E poi – più di ogni altro – il conflitto sul fronte russo, dal 1941 al 1945, evoca quale immensa carneficina sia la guerra.

Come mai nelle tue pagine hai scelto di raccontare una “Storia minore” e non quella legata alla disastrosa disfatta e ritirata dei corpi di spedizione italiani in Russia?

Ho scritto un romanzo storico e militare, ma in realtà volevo esprimere alcune idee e osservazioni che considero comuni a ogni epoca storica e quindi non volevo essere troppo legato a uno specifico fatto militare.

Soprattutto volevo far emergere come qualunque guerra precipiti l’uomo nella barbarie e nella ferocia, senza che nessuna delle parti in lotta riesca a evitarlo e senza che nessuno ne esca assolto.

E volevo anche mostrare come qualunque guerra renda ambigui ed evanescenti tutti i valori etici, le ideologie, le regole.

Sono concetti che personalmente considero ovvi, ma purtroppo temo che tali non siano, soprattutto in questo particolare momento.

Certo i protagonisti del romanzo sono ufficiali di marina, le guerre e battaglie sono un inevitabile argomento di conversazione – ho cercato di attenermi alla più scrupolosa realtà storica – ma i fatti d’armi realmente avvenuti sono solo la cornice di una storia senza tempo.

A proposito di Svetlana e di Ettore Piola, i protagonisti, credi che il loro sia un amore “necessario”, un semplice “rifugio” (pur con motivazioni diverse), o un sentimento autentico?

L’amore fra Svetlana ed Ettore è profondamente ambiguo.

Ettore è molto abile a nascondere le sue nevrosi e le sue fragilità dietro alla divisa da ufficiale e alle buone maniere che gli derivano dalla famiglia borghese, ma quelle nevrosi lo rendono freddo e impacciato in tutti i suoi rapporti affettivi.

Più che amore Ettore prova nei confronti di Svetlana una vera adorazione: è incantato dalla bellezza, dallo charme e dal talento di violinista della ragazza, ma è frenato nei suoi sentimenti dal timore di perderla: è una situazione che si riassume nel detto trop belle pour toi.

Inoltre, nessuno dei due conosce la lingua dell’altro e si parlano sempre in francese, una lingua straniera per entrambi e ciò accresce la difficoltà – almeno per Ettore – di esprimere i propri sentimenti.

La posizione di Svetlana è semplicemente utilitaristica, almeno all’inizio: cerca di salvare la vita e ciò è assolutamente umano.

Con il passare del tempo, il sentimento fra i due diventa più autentico e passionale: si sono salvati a vicenda e anche gli anni difficili del dopoguerra contribuiscono a rafforzare la loro unione.

Perché hai scelto di scrivere nella forma del presente storico?

Ho scelto il presente storico perché considero i temi alla base del romanzo tuttora attuali e non confinati nel passato remoto della seconda guerra mondiale.

Inoltre, la narrazione è volutamente fredda e oggettiva e ho utilizzato il presente storico come contrappeso, per cercare di coinvolgere il lettore.

Qual è il senso del riportare – sul finire del romanzo – il racconto al tempo presente? E’ forse volontà di chiudere un cerchio, o necessità di “spiegare” cose che altrimenti sarebbero rimaste “sospese”?

L’ultimo capitolo del romanzo si svolge nel 1991, anno della disgregazione dell’Unione Sovietica: sì, ho voluto che fosse la voce narrante di Svetlana a rievocare gli anni vissuti con Ettore dopo la guerra e a raccontare la fine della storia dei principali personaggi.

Anche l’ultimo capitolo evoca un naufragio metaforico e con ciò chiude davvero il cerchio che si apriva sin dalla dedica – volutamente enigmatica – del romanzo.

Hai altri lavori nel cassetto? Se sì, puoi darci qualche anticipazione?

Nell’ultimo anno mi sono dedicato a una lunghissima revisione del mio primo lavoro che risale al 2015 – 2017.

S’intitola Vite di sobria magnificenza: è un romanzo psicologico che si nasconde dietro una storia di famiglia, che si snoda dal 1970 a oggi, con due protagonisti – un uomo e una donna – e due piani narrativi che nell’ultimo capitolo si fondono.

Presenta un unico tema: la fragilità, che si manifesta in uno stato costante di ansia e autocommiserazione; nelle ambizioni mal riposte e deluse; nell’incapacità di spiegarsi e capirsi; nella sistematica reticenza; nell’incapacità di esprimere un qualunque sentimento.

E presenta un unico ambiente sociale: una borghesia ancora privilegiata, ma al tramonto.

I due protagonisti sono asserragliati nei propri ruoli borghesi, che sono al tempo stesso una difesa e un carcere.

Sono prigionieri di un’educazione claustrofobica, di convenzioni formali demodé, della sicurezza del denaro e dei loro vestiti eleganti. Sono incapaci di uscire dall’unica realtà conosciuta per approdare a un mondo diverso.

Grazie alla gentilezza dell’autore, e in bocca al lupo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.