Intervista a Silvana Gambone Scrittrice

Silvana Gambone scrittrice

Dopo aver letto il suo libro “La svolta di Viola”, la scrittrice Silvana Gambone ha risposto così alle nostre domande.

Viola vive la sua adolescenza nella Roma periferica fra i ’70 e gli ’80: come mai hai scelto proprio quel periodo storico? C’è un qualche riferimento autobiografico?

In quegli anni ero nel periodo di passaggio tra l’infanzia e l’adolescenza, un periodo complicato, dove tutto viene messo in discussione, un periodo in cui si sente la necessita di far parte di un gruppo e in cui ci si nutre dell’approvazione degli altri, ma non sempre i punti di riferimento sono quelli più appropriati.

Sì, il romanzo è totalmente autobiografico

Cristiano e Orazio sono i due personaggi chiave delle svolte della vita di Viola: quanto credi che l’amore possa influenzare le scelte di una persona? Soprattutto, è possibile riscattarsi da rapporti con persone “sbagliate”, e come?

Credo che attraverso l’amore si possa trovare una forte spinta motivazionale, ed è senz’altro possibile riscattarsi, a patto di intraprendere un profondo lavoro interiore.

Concentrandosi verso i giusti obiettivi, le priorità possono cambiare e, di conseguenza i rapporti con persone sbagliate si esauriscono attraverso l’allontanamento.

Il tema centrale del romanzo, oltre all’adolescenza, è quello della tossicodipendenza: quanto ha inciso su quella generazione la vera e propria strage legata alla droga ed alla paura del contagio da AIDS? Credi che oggi queste tematiche siano ancora così rilevanti, o sottovalutate?

Non a caso il periodo a cavallo degli anni ’70/’80 viene tristemente ricordato come il periodo della “generazione di scomparsi”, una strage di giovani inghiottiti dalla tossicodipendenza.

Oggi il mercato è fiorente più di allora, ci sono nuove sostanze psicotiche, benzodiazepine, ketamine, GHB che agiscono sul sistema nervoso e causano forti dissociazioni psichiche, provocano amnesie e alterano la percezione della realtà.

Purtroppo anche oggi queste tematiche sono decisamente sottovalutate: i giovani sono disorientati, cercano punti di riferimento concreti e quando non li trovano colmano questo vuoto interiore anestetizzando il disagio con queste sostanze.

Sarebbe opportuno che le istituzioni pubbliche mettessero in campo una efficace strategia educativa, introducendo già nella prima età scolare corsi di gestione emozionale e centri di ascolto, affinché i giovani abbiano i giusti strumenti per poter affrontare i loro disagi.

Viola ritrova se stessa grazie ad un incontro fortuito con una coppia che fa una vita “ritirata”, votata al duro lavoro nei campi e a contatto con la natura: pensi che una simile condizione possa aiutare a guardare più consapevolmente se stessi?

Sì, ho la certezza che attraverso la natura ci si possa ritrovare: Mauro e Nicol proprio per la loro condizione di vita semplice in mezzo alla natura, vivevano quella pacatezza interiore volta al bene.

Loro hanno saputo leggere oltre le parole, capendo i bisogni di Viola, l’hanno accolta nella loro casa e  senza imposizioni o pregiudizi, hanno saputo guidarla verso un un percorso indubbiamente migliore.

Hai altri lavori nel cassetto? Se sì, puoi darci qualche anticipazione?

Sinceramente ho in cantiere una storia: la protagonista è Ester, una barista di lunga esperienza.

A lei basta un’occhiata per entrare in empatia con i clienti, tanto che tra i suoi fedelissimi avventori, si è venuto a creare un confidenziale rapporto di stima e di amicizia.

La routine lavorativa di Ester viene sconvolta quando nel bar entra un uomo d’affari, le chiede una ricca colazione e si accomoda nell’ultimo tavolo in fondo alla sala.

Mentre Ester lo serve, nota con una certa inquietudine che il cliente ha la camicia sporca di sangue; con finta indifferenza Ester gli sorride e torna dietro il bancone.

L’uomo riceve una telefonata, si alza dal tavolo ed esce dal locale in tutta fretta, dimenticando sotto il tavolino del bar una valigetta… 

Grazie alla gentilezza dell’autrice, e in bocca al lupo!

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