La svolta di Viola

“La svolta di Viola”, al di là della trama precipua, permette di respirare il climax vissuto da una generazione di ragazze e ragazzi nella Roma più “difficile” della periferia, zona San Basilio, in un periodo a cavallo fra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80.

Già questo sarebbe un ottimo motivo per leggerlo; a ciò, si aggiunga una trama originale, una scrittura fluida ed appassionante, e la comparsa di tematiche socialmente rilevanti.

Viola è adolescente che vive una situazione familiare difficile, dopo un’infanzia spensierata vissuta come figlia di custodi di una grande villa – con annesso enorme giardino – nella periferia romana.

La Roma di fine anni ’70 sa essere spietata con chi non è dotato di un qualche “paracadute” sociale, invasa com’è da droga e delinquenza; proprio in questi mondi si trova invischiata suo malgrado Viola, che finisce, trascinata dall’amore coinvolgente per Cristiano, nella spirale della dipendenza.

Sarà l’incontro fortuito con una coppia di agricoltori e quello con un ragazzo di buona famiglia a dare a Viola una chance; e Glauco, il figlio di Viola, a costituirne il più grande riscatto.

Tutto giocato sul meccanismo del flashback, ne “La svolta di Viola”, la scrittrice Silvana Gambone ha saputo costruire magistralmente un romanzo a tratti commovente, variegato e godibilissimo.

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