Intervista a Erika Caradonna Scrittrice

Dopo aver letto il suo libro “L’attesa dell’imbrunire”, la scrittrice Erika Caradonna ha risposto così alle nostre domande.

Innanzitutto, a quale attesa ed a quale imbrunire si fa riferimento nel titolo della tua opera?

L’attesa è qualcosa di indefinito,eppure ha connotazioni forti con l’anima.

Tutti siamo in attesa di qualcosa, un tassello che completi quel mosaico così complesso che è la vita.

L’imbrunire lo associo al nostro lato più profondo, più oscuro, quello che non lasciamo vedere.

Nel romanzo, gli eventi più significativi accadono proprio all’imbrunire. Lo stesso protagonista, Gabriel, è associato al silenzio del buio.

Gabriel lo si comprende mano a mano che si procede con la lettura… il suo lato ombra diventerà sempre più forte e inaspettato.

In cosa ritieni risieda il fascino di Gabriel, il protagonista maschile? Se dovessi in qualche modo “definirlo”, ritieni che sia personaggio che richiama il classico fascino dell’intellettuale?

Il fascino di Gabriel è estremamente raro: è il fascino del dandy, non il classico intellettuale.

È un uomo che strega le donne: ha bellezza, magnetismo, cultura; sembra un principe gentile, visto con gli occhi della sorellastra Adele.

Per Sara lui è tutto: desiderio erotico e fusione simbiotica.

Gabriel è il filosofo innamorato di Platone, di Eros e Psiche, il professore sensibile ed eccelso, ma è anche il ragazzo fragile che ha sofferto per una madre che lo ha abbandonato e che ritrova malata.

Questo abbandono lo segna profondamente e con Sara lo condurrà in un viaggio catartico verso gli inferi.

Adele e Sara sono due donne profondamente diverse: da cosa nasce la connotazione così particolare – ciascuna a modo proprio – di entrambe?

Sono diverse ma legate da un tentativo di violenza sessuale che per Adele rappresenterà un viaggio di purificazione ed elevazione, mentre per Sara quel tentativo di stupro rappresenta l’ennesima violenza che la riporta al suo passato di bambina e adolescente e per questo approda ad un dolore inaudito che la condurrà verso il tentato suicidio.

Entrambe sono inevitabilmente legate dal loro folle amore per Gabriel.

Il finale del romanzo è a dir poco sorprendente, con un’apertura ad una forma amorosa di cui oggi si parla molto: il “poliamore”. Credi che sia reale un tipo di sentimento in cui, di fatto, si “evita” di scegliere soltanto un/una partner, di comune accordo con le altre persone coinvolte nella relazione?

A volte penso possa accadere. Nel romanzo metto in luce il fatto che l’amore è un mistero e l’amore assoluto è come una morte, alla quale ci si abbandona senza risposte.

Mi piace mettere in risalto l’amore non classico, quello che non si può definire, che non ha confini.

L’amore è libertà, e si può amare liberamente, se si è fortunati da provare sentimenti così potenti per più di una persona.

I tre personaggi, Gabriel, Sara, Adele si amano profondamente e sono legati inscindibilmente da un legame viscerale. Mi piace pensare che questo possa accadere nella realtà, che spesso è monotona: provare emozioni forti è meraviglioso.

Hai altri lavori nel cassetto (magari un sequel)? Se sì, puoi darci qualche anticipazione

Sto iniziando a scrivere qualcosa,ma il tema e completamente diverso.

Non riesco ad anticipare nulla per ora

Grazie alla gentilezza dell’autrice, e in bocca al lupo!

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