Intervista a Mauro Resta Scrittore

Dopo aver letto il libro “Grazie, Strega”, l’autore Mauro Resta ha risposto così alle nostre domande.

Come mai hai scelto per titolo una frase che sembra esser marginale in tutto lo svolgimento della vicenda? E il tono giocoso del suddetto titolo è volutamente antinomico rispetto alla drammaticità del romanzo?

Piuttosto che essere il titolo citazione di uno specifico momento di passaggio del romanzo, è quella stessa frase, pronunciata da Marco, ad essere un omaggio alle intenzioni del libro. Laura, la strega del titolo, come si comprende dopo poche pagine dalla sua apparizione, rappresenta il baricentro attorno al quale è destinato a crearsi il bizzarro quanto intenso sodalizio umano fra i tre personaggi, e finisce per assumere un ruolo salvifico per le esistenze straziate e sospese degli altri due. Il ringraziamento è il loro, ma anche il mio, di autore, in quanto è stata proprio Laura a trascinare la stesura del romanzo, piuttosto frenetica e coinvolta. È stata per me al contempo figlia e compagna di viaggio, o piuttosto di scuola, essendo la sua vicenda ambientata esattamente negli anni della mia gioventù. Il titolo mi è venuto in mente quasi all’inizio della stesura, e con il passare delle pagine mi sono effettivamente innamorato della straniante dicotomia tra la sua infantilità, e la crudezza delle pagine. Idea che ho cercato di riproporre anche mentre realizzavo l’immagine di copertina.

I tre personaggi principali – Diego, Laura, Marco – sembrano essere accomunati, sin da prima di entrare reciprocamente in contatto, da una debordante volontà di fuga (solo Marco appare, in ciò, meno motivato degli altri due): è voglia di riscatto o soltanto di lasciarsi alle spalle i problemi, “mettendo spazio” fra loro e quelli?

In effetti la fuga è a tutti gli effetti una tematica del romanzo. Diego vive un’esistenza anestetizzata dall’alcol ed il suo spostamento fisico, che rappresenta poi un motore fondamentale della vicenda, non è altro che la traduzione concreta di una condizione esistenziale. I tre personaggi sono dei sopravvissuti, inizialmente, quindi privi di una motivazione positiva o propositiva, per cui il loro movimento è essenzialmente allontanamento. Le intenzioni dei protagonisti però cambiano nel corso della vicenda, con i reciproci incontri, quando il loro spostamento assume una connotazione differente, ovvero quella di un percorso comune, quindi di avvicinamento.

Sei d’accordo che, nelle tue pagine, a farla da padrone incontrastato è il destino, la sorte, il caso? Credi che per l’essere umano vi sia possibilità di influenzarlo, di capovolgerlo, o che sia una guerra inutile, quando non dannosa?

Il destino, nelle pagine del libro, viene antropomorfizzato in alcuni personaggi marginali ma anche fondamentali che di fatto guidano i tre protagonisti verso la loro possibilità di redenzione. Ognuno dei personaggi incontra la propria omerica sirena e, principalmente a causa della pregressa disperata condizione esistenziale, finisce per seguirne l’indirizzamento. È tutto sommato quello che accade nell’esperienza di tutti. La nostra capacità di scelta deterministica è fortemente condizionata dalle carte che ci ritroviamo in mano in specifici momenti della nostra vita. Quanto più ci ritroviamo deboli e fragili, tanto più finiamo in balia degli eventi e lasciamo trascinare le nostre esistenze da eventi esterni. Qualche volta riusciamo a essere molto bravi, indirizzando la sorte anche quando la mano che ci ritroviamo era palesemente perdente.

Le due piccole realtà urbane prese in considerazione (Roccapiccola e Castellamonte) sono ben lontane dal quadro edulcorato che spesso oggi si fa di certi borghi in provincia: è un caso, o pensi che le piccole comunità di “comunitario” (nel senso sociologico del termine) oggigiorno abbiano ben poco?

Trovo che la realizzazione nella collettività sia in generale molto poco italiana, in parte per storia in parte per educazione. La mancanza di benessere inoltre favorisce l’innato istinto di conservazione, indirizzando ulteriormente l’essere umano verso l’individualismo. Il fatto che tutti gli attori della vicenda provengano da esperienze complicate di sicuro ne complica l’inserimento in eventuali contesti d’insieme. I tre protagonisti sono reietti dai rispettivi ambiti, e inquadrando la loro vicenda è impossibile ricevere un riscontro positivo sul concetto di comunità. Resta comunque una prospettiva molto specifica di questa storia. Sono assolutamente convinto dell’esistenza di splendide realtà di provincia, soprattutto nel momento storico in cui è ambientato il romanzo, i primi anni novanta, decisamente più ottimistico di quello attuale.

Hai altri lavori nel cassetto? Se sì, puoi darci qualche anticipazione?

“Grazie, Strega” è nato piuttosto di getto, senza alcuna programmazione, in un momento collettivo complicato che ci ha costretti in casa a fare delle valutazioni esistenziali. Non ho programmato altri lavori nell’ambito letterario. Sono piuttosto curioso di scoprire come sarà recepito il mio primo romanzo per valutare se possa avere senso dargli un seguito. In tutta onestà mi piace considerarmi un musicista più che uno scrittore: nel cassetto ho almeno un paio di dischi completi che, per un pudore che evidentemente non ho avuto in ambito letterario, non hanno ancora avuto pubblica visibilità.

Grazie alla disponibilità dell’autore, e in bocca al lupo!

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