Grazie, Strega

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Mauro Resta è scrittore di razza, connotato in questo scritto dalla capacità di registrare asetticamente – a tratti cronicisticamente – la realtà nella sua crudezza, senza infingimenti né orpelli, i quali rischierebbero di travisare le considerazioni (nonché le sensazioni e il pathos) che proprio i nudi fatti inducono nei personaggi del libro e nei lettori.

Grazie, Strega – il titolo, apparentemente giocoso, è antinomico rispetto al “tono” del volume – reca in grembo, descrivendolo senza alcuna velleità di giudizio, un coacervo esemplificativo ma ben significativo di “bassezze” dell’animo umano: egoismo, manipolazione, dipendenza, indifferenza, abbandono, violenza, sadismo…

Le vite “al limite” dei tre protagonisti (Diego, l’unico adulto; Laura, adolescente; Marco, poco più che bambino) sono narrate di volta in volta in prima persona da ciascuno di essi, cosa che consente di “filtrare” i medesimi accadimenti tramite le rispettive personalità e coscienze, attivando nel lettore una “visione poliedrica” delle scene la quale è prezioso plusvalore dello scritto.

Sociologicamente interessante risulta – per quanto marginale nell’economia del racconto – a fronte del vizio / vezzo contemporaneo di mitizzare i piccoli borghi, il fatto che l’autore non esiti a fornire un quadro impietoso delle piccole comunità prese in considerazione (nonché della più degradata periferia napoletana), Roccapiccola e Castellamonte.

La narrazione, per quanto corposa, è decisamente fluida, e l’abbondanza di azione – che si dipana anche attraverso numerosi flashback – contribuisce a fare di questo thriller italianissimo un gioiello di originalità e colpi di scena, assolutamente credibile e pienamente godibile.

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