L’amante in SI bemolle

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“Le peripezie di un giovane violoncello egocentrico” potrebbe essere titolo alternativo per L’amante in SI bemolle, corposo, originale ed accattivante romanzo dello scrittore Gianluigi Gasparri.

Il Villano, contadino poco più che analfabeta, con legni di risulta, eterogenei per provenienza, costruisce uno strumento musicale degno di esser suonato dai migliori virtuosi sulla piazza: come tutti gli strumenti, il violoncello possiede una propria personalità – a dir meglio, tante personalità quanti i legni che lo compongono – riottosa alle regole, consapevole di sé e delle proprie qualità, innamorato delle donne che, nel corso di poco più di due secoli, lo maneggiano e “ci fanno l’amore” adagiandolo fra le gambe sinuose e l’accogliente decolleté.

Le alterne fortune dello strumento sono narrate in prima persona dal violoncello stesso, in una sorta di diario tragicomico, capace di intuire la passionalità (prima che il virtuosismo) dei musicisti che lo maneggiano: così il violoncello, a proprio piacimento, elargisce suoni più o meno soavi (tanto da far dubitare alcuni delle sue qualità musicali), di fatto “scegliendo” altezzosamente da chi vuol esser suonato.

Capriccioso, appassionato, erotico, il violoncello attraversa e condiziona le vite di Pacifico, un novello “mezzo” cardinale, di Violetta, figlia di uno zingaro e di una lavandaia, di due trovatelli ischitani, di Astrid, dama di compagnia della regina Maria Carolina d’Austria (sovrana del Regno di Napoli), di Chiara, una novizia di un convento del Centro Italia, di un disertore tedesco, di Brigitte, signora benestante fresca di divorzio, infine di Ludovica, musicista virtuosa legata ad un potente politico russo.

La narrazione è vivace, ricca di colpi di scena (succulenti le scene ambientate nel Vulture, tra frati, donne e briganti), e fornisce sprazzi di realtà delle varie epoche, con naturalezza e padronanza del contesto, inducendo il lettore più curioso all’approfondimento del quadro storico via via considerato.

Un romanzo che si legge piacevolmente, anche grazie all’ironia – talora sublimata in vero e proprio sarcasmo – che efficacemente lo connota: un divertissement letterario per i palati più fini.

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