Intervista a Gianluigi Gasparri Scrittore

Dopo aver letto il libro “L’amante in SI bemolle”, l’autore Gianluigi Gasparri ha risposto così alle nostre domande.

Da cosa è nata l’idea di narrare le peripezie di uno strumento musicale “personificato”? Perché – fra i possibili – hai scelto proprio un violoncello?

Perché è l’unico strumento, che si appoggia al cuore del musicista e realmente si crea uno scambio di vibrazioni. La suggestione erotica è incontestabile, visto fra le gambe di un uomo il violoncello ha la silhouette di una donna, visto fra le gambe di una donna sembra il suo amante. Questo non accade né per il violino, né della viola da gamba, né del contrabbasso, anche per le proporzioni.

Il tuo è un violoncello ironico, erotico, schizzinoso, contro cui la sorte sembra accanirsi, coinvolgendolo in situazioni funamboliche ai limiti del paradossale: sono gli eventi a forgiargli il carattere, o piuttosto è esso innato nei “legni di fortuna” con cui lo strumento è assemblato?

I liutai scelgono con la massima attenzione i legni per le varie parti degli strumenti, questo violoncello realmente esistito era stato creato da un contadino seggiolaio con i legni di cui disponeva e con arnesi di fortuna. Sui muri della sua stalla, disegnate con un carboncino, a distanza di 220 anni sono ancora visibili le sagome delle sue creature. Si chiamava Joseph Odoardi, ma tutti lo chiamavano “Il villano” e “Del Villano” in suoi strumenti. I liutai più famosi facevano valere il loro prestigio, è stato naturale pensare a una lotta sociale fra legni pregiati e legni di occasione.

Nella vita reale, quanto credi incida, ai fini di un’ottima resa musicale, il virtuosismo del musicista, la qualità dello strumento, e quanto infine la simbiosi – cui nel romanzo sembri attribuire importanza primaria – fra musicista e strumento?

Non sono io a dirlo, tutti i virtuosi per esempio Pablo Casals, Mstislav Rostropovic, Mario Brunello, Stjepan Huser, Misha Maiski e altri mitici violoncellisti considerano i loro strumenti “vivi”. E se sono “vivi” perché non raccontarne uno?

Nel corpo del romanzo, massima parte è dedicata alle vicende che vedono coinvolti il Villan d’Ascoli, “padre” del violoncello, il “mezzo” Cardinale Pacifico, la sua protetta Violetta, ed in generale tutti i comprimari che agiscono fra la fine del ‘700 e l’inizio dell’ ‘800. Perché dare tanta rilevanza proprio a detta fase storica, rispetto alle altre in cui il violoncello è coinvolto, nei complessivi circa due secoli considerati?

Perché il “Villano” lo ha creato nel 1768, io l’ho accompagnato fino ai giorni nostri.

Hai altri lavori nel cassetto? Se sì, puoi darci qualche anticipazione?

Sì, una satira sull’editoria moderna. Mi piace molto satirizzare, La Piazza delle vanità è la storia di una cittadina (reale) piena di niente in cui tutti gli uomini camminano con un mattone sottobraccio, sul quale montano per sembrare più alti. Strafalciopoli è la satira su un certo genere di giornalismo periferico.

Grazie alla disponibilità dell’autore, e in bocca al lupo!

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