Intervista a Martin Eco Dantes Scrittore

Dopo aver letto il libro “Sons of Prometheus – I figli di Prometeo”, l’autore Martin Eco Dantes ha risposto così alle nostre domande.

Innanzitutto, perché hai scelto un romanzo storico, e perché ambientato proprio nel ‘500 italiano? Tramite quali mezzi (libri, internet, sopralluoghi de visu) e con quanta dedizione sei riuscito a padroneggiare una così grande mole di informazioni storiche?

Ho sempre avuto la passione per i thriller storici, e in particolare per il periodo dell’Inquisizione. Sono un grande estimatore di Umberto Eco e “Il nome della Rosa”, che omaggio anche nel mio pseudonimo. Quanto alla mole di informazioni storiche, ho tentato di attingere a tutte le fonti reperibili. Per poter contestualizzare adeguatamente un libro che tocca temi molteplici, dalla storia, alla letteratura, all’architettura, ho attinto alla mia conoscenza pregressa, ma è stato necessario anche fare studi ad hoc e, laddove fosse possibile, sopralluoghi, come nel caso della Porta del Filarete. Era una scena densa di informazioni, e ho ritenuto di dover andare di persona a Roma per vederla da vicino.

A quali motivazioni è legata la scelta di una narrazione che si dispiega in vera e propria saga, anziché per mezzo di un tomo unico?

Ero partito dall’idea di un solo libro, poi mi sono accorto che non sarebbe bastato a condensare tutte le idee che ho da parte. A oggi non saprei quantificare quanto questa saga possa durare, forse 3 forse 10 libri, finirà quando finiranno le idee.

Credi sia sufficiente l’ausilio delle note, al fine di rendere il lettore partecipe e consapevole di quel che sta leggendo, così da renderlo “intriso” del racconto narrato?

Spessissimo, quando si legge un libro, ci si imbatte in termini, riferimenti e note che costringono il lettore più attento ad approfondire su altre fonti. Io, con l’abbondante mole di note, ho cercato di colmare questa lacuna. Le note sono tante e non strettamente necessarie alla comprensione della storia portante, ma a chi volesse approfondire il background del thriller basterebbe leggere le mie note, senza dover ricorrere a fonti esterne. È la mia idea di libro impegnato, ma mainstream, può essere letto a vari livelli e da chiunque,  indipendentemente dal grado di istruzione.

La tua storia ha non poco di diabolico e oscuro: qual è la tua percezione circa l’effettiva esistenza del “Male” in sé, non semplicemente quale “assenza di Bene”?

La storia è scritta dai vincitori, probabilmente fu W. Benjamin a dirlo, ispirato dalla precedente “Vae Victis”, ma quante volte lo abbiamo ripetuto? Il senso è che l’unica storia che puoi conoscere è quella narrata dal punto di vista di chi scrive. Ecco, per questo la mia storia è scritta da più punti di vista, e non è semplice distinguere chi sia davvero il malvagio e chi sia il buono. Per ogni storia ci sono infiniti punti di vista, e, per ognuno di essi, ci sono infiniti tipi di bene e di male.

Oltre alla prosecuzione della saga, hai altri lavori nel cassetto? Se sì, puoi darci qualche anticipazione?

Dopo il primo capitolo, rilascerò il secondo, che si chiamerà Sons of Prometheus:Il sangue di Prometeo, e riprende dove il primo libro si era interrotto. Ma ho in cantiere anche un libro autoconclusivo di tutt’altro tema. La trama ruoterà intorno alle teorie del complotto sugli UFO e alle strategie di cover up dei governi traviati.

Grazie alla disponibilità dell’autore, e in bocca al lupo!

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