¡u!

¡u! è solo apparentemente una raccolta di poesie: è in realtà un sistema poetico unitario, una storia sentimentale in forma di versi, divisa in due filoni principali: In descensus Inferis, che narra della caduta, della sconfitta, del “buio”; e Chiara Luce, che descrive la risalita, la ricostruzione, l’equilibrio (ri)trovato.

I versi hanno quale protagonista indiscusso l’Amore, personificato tramite la Sibilla Pavese, unica musa del poeta: una presenza talora eterea, talora carnale, in grado di definire e ridefinire gli stati d’animo dell’amante sino a condizionarne la percezione stessa della vita nella sua totalità.

C’è, in questa opera sinestetica (non solo circa la sensorialità coinvolta, ma persino a livello semantico, nel senso della possibilità di vari livelli di significato) di Giancarmine Fiume, la compresenza di slancio ideale e platonico da un lato, e di quotidianità lavorativa (e greve) dall’altro: la voce narrante è quella di un tecnico che ha a che fare con tubi e contatori, e che dunque opera nel sottosuolo, in angoli bui, in angustie spazio-temporali.

Il poeta sembra più di tutto voler dire, in questa narrazione amorosa estremamente vivace e variegata, che l’amore è impegno, consunzione di chi ama, a fronte, talora, di inconsapevolezza e/o ingratitudine dell’amato.

Una silloge, questa di Giancarmine Fiume, sui generis, testimonianza di un’ars poetica originale e visionaria.

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