Polymeri

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Non capita sovente di leggere righe che sappiano condurre il lettore al di fuori dello spaziotempo coevo, in un tópos “altro”, indefinito, oltremodo libero, dove poter galleggiare ammaliati dall’attesa inappagata eppur soddisfacente del sogno.

Non capita sovente, eppure Samantha Bevoni, nel suo Polymeri è senz’altro riuscita nel realizzare l’ardua alchimia, mediante una serie di poesie che – per brevità, pregnanza, meticolosa ricerca lessicale – hanno sapore di “ermetismo contemporaneo”.

Ciò che – quale tratto comune e distintivo – sgorga dai versi, è una ricerca perenne, una tensione inappagata, un fuoco sacro che non sa né vuole spegnersi, una eterna lotta intesa quale necessità di vita vera: vitalismo panico (nel senso greco del termine) che si autoalimenta e che, pur nella malinconia che sfocia talora in dolore, dà senso e pienezza all’esistenza.

Purtuttavia, a rendere qualitativamente eccelsa l’arte della scrittrice, è la lettura poliedrica e tridimensionale alla luce della quale le poesie sono vergate: ciascuna si articola in righe alternate di corsivo e grassetto, da leggersi prima singolarmente e poi in coppia, in quanto membra autonome benché interconnesse di un medesimo corpo.

Ecco dunque svelato il senso del titolo: componimenti come “macroparti” scomponibili in “microparti”, spesso coerenti, ma in qualche caso persino confliggenti fra esse; puro fascino, insomma.

Un volume prezioso, per una interpretazione multilivello, atta a involare il lettore verso un nebbioso, trasognato oblìo.

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