Intervista a Vincenzo Raucci

Dopo aver letto il libro “Storia e filosofia della salute mentale”, l’autore Vincenzo Raucci ha risposto così alle nostre domande.

Qual è stata la tua motivazione nello scrivere un volume sulla “salute mentale” vista attraverso la vox populi?

Mi occupo di salute mentale da una vita. Ne ho letto, ne ho scritto, ne ho insegnato. Ad un certo punto ho sentito il bisogno di parlarne in maniera più “leggera”, ma non per questo meno seria. Mi sono tornati alla memoria tutti i libri realizzati da Luciano De Crescenzo sulla filosofia, scritti in modo da rendere fruibile e comprensibile ai più una materia spesso ostica. Da qui al libro sui proverbi il passo è stato breve…

Qual è stato il tuo metodo di indagine nella raccolta dei proverbi?

Non è stato facile recuperare i proverbi contenuti nel libro. Quindi ho dovuto muovere le mie ricerche in diverse direzioni e su più livelli. Ho impiegato due anni, ma ho spulciato libri in biblioteca, fatto ricerche in rete, acquistato testi ai mercatini dell’usato, scritto ai vari gruppi tematici sui principali social.

Qual è oggi lo stato dell’arte – in Italia e nel mondo – circa la “cura” della malattia mentale? Cosa andrebbe cambiato, cosa incrementato e cosa migliorato in proposito?

Lo stato dell’arte possiamo definirlo “arenato in un limbo, impantanato nella palude dell’indifferenza”. Viviamo tempi caratterizzati da un forte individualismo, da rabbia, aggressività, intolleranza. In un clima così diffuso, specie nel mondo occidentale, la malattia mentale viene spesso vissuta come un elemento di forte disturbo. Anche in Italia, patria della più importante riforma psichiatrica del mondo, quella voluta da Franco Basaglia più di quarant’anni fa, stiamo assistendo ad un preoccupante risveglio delle intolleranze sociali. Complici anche le dissennate politiche sanitarie dell’ultimo mezzo secolo. Da migliorare ci sono molte cose, ma tutto deve partire da una seria volontà di creare reti capaci di accogliere il disagio psichico. Ovviamente, il tutto accompagnato da finanziamenti ad hoc e politiche sanitarie intelligenti.

Ti sei fatto una tua personale idea del confine tra sanità e follia? Puoi provare ad illustrarcela doviziosamente?

Basaglia diceva che follia e ragione convivono in tutti noi. Sono due facce della stessa medaglia e di questo dobbiamo esserne tutti consapevoli, affinché si possano creare i presupposti per fare quello che dicevo prima, ovvero creare reti capaci di accogliere il disagio psichico. Se due elementi sono contemporaneamente presenti in noi, allora il confine è variabile e dipende molto da situazioni multifattoriali. Non sono affatto un sostenitore del riduzionismo biologico, quindi l’emergere della follia non può dipendere solo da un fattore, per di più organico, ma da un insieme di essi. Si può passare dalla salute al disturbo psichico (o viceversa) al variare della nostra situazione affettiva, lavorativa, emotiva, relazionale, sociale, biologica, e chi più ne ha più ne metta.

A cosa è legata la scelta di fare del libro un work in progress, coinvolgendo i lettori nell’eventuale invio di altri proverbi?

È legata al semplice fatto che la nostra tradizione linguistica è antica e molte storie sono state dimenticate, smarrite. Ho raccolto, dopo due anni di ricerche, un gran numero di proverbi. Ero arrivato ad un punto morto e mi son detto “qui è meglio fermarsi e pubblicare”. Consapevole, però, di averne lasciati un po’ per strada. Da qui la richiesta ai lettori.

Hai altri lavori nel cassetto? Se sì, puoi darci qualche anticipazione?

Sto preparando due libri. Uno scritto a quattro mani, con un mio collega, sull’importanza dello strumento della relazione per gli infermieri e un altro libro molto particolare (qui non posso dire di più) sulle strategie di coordinamento dei gruppi di lavoro. Dovrebbero entrambi vedere la luce nei primi mesi del nuovo anno.

Grazie alla disponibilità dell’autore, e in bocca al lupo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *