Storia (e filosofia) della salute mentale attraverso i proverbi e i modi di dire dei dialetti italiani

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Circa centosessanta detti popolari provenienti da tutta Italia, raccolti in un libro sulla “pazzia”, sulla salute (o presunta malattia) mentale, sul confine labile – sia cognitivamente che storicamente – tra la “normalità” e l’“eccentricità”, in bilico fra l’accettabilità e l’inclusione da un lato, e la reiezione e l’esclusione sociale dall’altro: questo il sapido nucleo concettuale del volume di Vincenzo Raucci.

Pure, Storia e filosofia della salute mentale attraverso i proverbi e i modi di dire dei dialetti italiani non è un semplice contenitore di proverbi a tema impressi su carta: il valore aggiunto perseguito – e raggiunto, per quanto ci riguarda – dallo scrittore risiede essenzialmente in due fattori di enorme valenza culturale in senso lato, e filosofico – antropologico in senso stretto.

Il primo: i motti popolari sono raggruppati laddove abbiano significati e rimandi analoghi – pur appartenendo a zone geograficamente anche lontane fra loro – tradotti cercando di calare nella lingua italiana “standardizzata” espressioni semanticamente complesse e intrise di background culturali locali più o meno condivisi.

Il secondo: spesso i proverbi sono impreziositi da aneddoti storici e filosofico – antropologici presentati in maniera semplice ed accattivante, tanto che – laddove l’autore abbia scelto di non introdurne – se ne sente immancabilmente la mancanza.

Significativa anche l’“apertura” dello scrittore, laddove invita i lettori a proporre nuovi proverbi non pervenuti, sempre sul tema della salute mentale: ciò contribuisce a connotare il lavoro come in fieri e condiviso.

Vincenzo Raucci ha dunque il merito di aver strutturato la sua pubblicazione mediante un taglio divulgativo – piacevolissima a leggersi – strizzando l’occhio all’indagine etnoantropologica, in un’operazione dall’esito per nulla scontato, e – a parer nostro – pienamente soddisfacente.

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