Se lo sguardo è da un oblò

Se lo sguardo è da un oblò

«Ho visto più di quanto pensavo / di poter vedere…

Ho amato più di quanto pensavo / di poter amare…»

Questa, a nostro parere, la sintesi estrema e più pertinente circa la silloge di poesie di Ornella Gatti.

In scritti cesellati nel corso di anni, la scrittrice prova ad imprimere su carta emozioni labili, fugaci, effimere eppur pregnanti e incommensurabilmente vere; un tentativo difficile, se l’elemento principe, sostrato della raccolta, è proprio l’acqua infinita e salata del mare, elemento mutevole ed inadatto ad essere “fermato”.

Pure, dai lemmi semplici, epurati del superfluo e del non necessario, spira una brezza leggera che sa di spazio, di aria, di orizzonti inesplorati o forse solo lambiti.

Se lo sguardo è da un oblo’ in tal senso propone una visione volutamente angolare, soggettiva, un punto di partenza circoscritto che immagina più che vedere, che allude più che descrivere; al contempo, l’oblò evoca un “porto sicuro”, discreto, protetto, in qualche modo “distante” che consente di richiamare senza aver la pretesa né la volontà di cogliere l’universalità delle cose.

«Indubbia è la partenza / ambiguo il ritorno» recita altrove l’autrice, sospinta da un anelito di libertà, pur contestualmente bisognosa di un “bozzolo” che la schermi proprio da quel senso di infinito che l’attrae e ugualmente la respinge, come in un vortice in cui forza centrifuga e centripeta sono in perfetto equilibrio.

Poesie sulle onde di emozioni, ora marosi, ora bonacce; sempre, tuttavia, ricezione e restituzione di vita vera, di vita pura.

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