Intervista a Ornella Gatti

Dopo aver letto la silloge di poesie “Se lo sguardo è da un oblò”, l’autrice Ornella Gatti ha risposto così alle nostre domande.

Innanzitutto, quanto l’oblò del titolo è reale, e quanto invece indica semplicemente un punto di vista, protetto e soggettivo, sulla realtà?

Avendo vissuto per diversi anni su un’imbarcazione, l’oblò concretamente era la mia luce verso l’esterno. L’elemento reale che nel contempo mi ha consentito di indugiare, di volta in volta, su rappresentazioni e istanti precisi. Chiaramente la posizione riparata e localizzata del mio osservare, mi ha permesso una meditazione sul mondo reale, esente da confusioni fuorvianti.

Come mai, soprattutto nella prima parte dello scritto, ritorna – quasi ossessivamente – l’immagine del mare, e dell’acqua in generale? Cosa ti colpisce dell’elemento acquatico?

Il mare, primo tra tutti, ma ogni sorgente di acqua in genere, è in primo luogo moto continuo, inarrestabile, indomabile. Mai statico. Mai uguale. Esattamente, come il nostro percorso esistenziale. La sua ricchezza è incommensurabile. Oltre a percepirlo fisicamente, nelle infinite sfumature, nei suoi profumi, nei suoi sapori, nella sua eterna essenza, se vuoi, puoi confidargli le emozioni più profonde. Lo devi ascoltare. La sua melodia a dissipare nostalgie, la sua tempesta a placare l’ira, la sua carezza per condividere gioia.

Quanto pensi che la forma – poesia sia intellegibile al lettore, se rappresenta in qualche modo l’urgenza di oggettivare emozioni soggettive dell’autore?

La forma – poesia non è nient’altro che un fatto linguistico. Non racchiuderla in una trappola concettuale, la rende condivisibile con il lettore. E’ un punto di vista emotivo estrinsecato che intende suscitare in ogni singolo individuo una riflessione e talvolta, un’emozione.

Credi che la poesia e più in generale l’arte e la bellezza possano davvero salvare il mondo dalle storture, dalle brutture, dalle ingiustizie che tu stessa evochi nella seconda parte della silloge? Quanto conta l’amore – molto presente nei tuoi componimenti – nella “redenzione” dell’uomo?

Ogni genere d’arte, qualsivoglia ne sia l’espressione, concorre indubbiamente, ad esaltare positivamente la coscienza di ogni uomo e la sua capacità di relazione. L’amore è, vedere oltre a se stessi, gli altri. La mia grande speranza! “Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo…”, il grande Quasimodo costatò l’immutabilità della natura umana e il progresso della civiltà, non è servito a renderci migliori, ma non dispero.

Hai altri progetti nel cassetto? Se sì, puoi darci qualche anticipazione?

Una serie di novelle per raccontare, con molta ironia, i paradossi con cui ogni giorno dobbiamo confrontarci. Episodi di vita reale confusi nelle favole. E’ un’idea.

Grazie alla disponibilità dell’autrice, e in bocca al lupo!

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