Intervista a Gabriele Battista

Dopo aver letto il romanzo “Foodporn”, l’autore Gabriele Battista ha risposto così alle nostre domande.

Cosa comunemente si intende con il neologismo “Foodporn”, oggi così presente tanto nei media tradizionali quanto in quelli digitali?

Bellezza e bontà di un piatto che incontrano la lussuria. A volerlo, siamo inondati di provole filanti, pizze con cornicioni-canotto, paste mantecate a regola d’arte, panini a cinque piani grondanti salse e grasso: tutto questo è appagamento, sazietà, sensazione post-coito da cena di Trimalchione, forse anche un po’ di narcisismo inverso.

Quanto incide sulla psiche dei tuoi personaggi il rapporto col cibo, e quanto “Foodporn” è un titolo legato alla passione culinaria del protagonista Alessio Zanna? Nella tua intenzione, il cibo – che è un “rumore” costante nel tuo volume – è solo un “trampolino” per dar vita alla storia o cos’altro?

Il concetto di foodporn è volutamente un trampolino e un ammiccamento furbacchione in quanto titolo, fermo restando che ai fini della storia è ben contestualizzabile l’accostamento cibo – trauma e dove questo trauma ha le sue radici.

Scrivendo la parte iniziale mi sono sinceramente divertito a dettagliare il buffet del ritiro spirituale, così come ad immaginare le video-ricette di Alessio Zanna un po’ come fosse lo chef Max Mariola a parlare.

Inoltre nel periodo in cui iniziavo a scrivere Foodporn guardavo casualmente per la prima volta Masterchef, così è nata l’idea dell’ossessione morbosa per il cibo, prendendo spunto dalle fisime di Pat Bateman per i biglietti da visita, i vestiti, i ristoranti e i dischi in “American Psycho”.

Qual è la funzione dell’erotomane Tonio Sassetti, se la sua vita di fatto si dipana in maniera autonoma rispetto a quella del giovane protagonista? E’ un personaggio funzionale unicamente a far scattare la catarsi delle ultime pagine o è funzionale in altro modo all’economia del racconto?

Quando Foodporn era ancora un insieme informe di appunti, abbozzi e pezzi di racconti brevi Alessio Zanna non esisteva, Tonio Sassetti sì.

In realtà nasce tutto da un sogno – un incubo – che ho realmente fatto, che è la parte in cui Tonio Sassetti abbandona il povero Alessio dalla vecchietta.

Paradossalmente l’idea di raccontare in modo volutamente esagerato la mia generazione pre-Covid si è sviluppata in un secondo momento, come prima intenzione volevo costruire un personaggio che fosse una mescola inquietante tra Bob di Twin Peaks e Charles Manson.

Tonio Sassetti, dopo una panoramica sulle sue interessanti skills di pervertito, se ne sta acquattato nel buio per un bel pezzo prima di tornare e rivelarsi la quintessenza del male, un concentrato di terrore che sfugge a qualsiasi logica.

Proprio in quanto nemesi e doppelganger si svela la sua funzione di far scattare la catarsi nel surreale incontro in carcere con Alessio, in cui qualcuno potrà riconoscere frammenti di un vero discorso di Charles Manson.

Quanto l’amore verso un partner può “salvare” dalle proprie psicosi, ipocondrie, frustrazioni?

L’amore può rappresentare una salvezza ideale, il raggiungimento di un traguardo.

Questo è auspicabile, però basta guardarci dentro/intorno per vedere nitidamente anche quel trigger che innesca psicosi, ipocondrie, frustrazioni. Nel caso di Alessio Zanna è l’uno e l’altro. Forse.

Se dovessi definire il tuo romanzo, sceglieresti l’attributo di “giallo”, “noir”, “psicologico” o cos’altro?

Psicologico” e“Pulp”, ma Foodporn è anche un romanzo realistico-sociale spogliato di intenzioni moralizzatrici.

Satirico. Grottesco. Scorretto, non solo politicamente.

Hai altri lavori nel cassetto? Se sì, puoi darci qualche anticipazione?

In Foodporn ci sono dei fili che rimangono sospesi, alcuni volutamente. Sono quasi certo che la storia avrà un seguito.

Tra gli altri progetti nel cassetto ce ne sono un paio a cui continuo a pensare, li sento vivi. Inizio a scrivere con molta fatica, mio malgrado. Mi devo pregare, convincere e costringere.

Quando poi la macchina si avvia è meraviglioso, è un loop per cui non importa dove né quanto scrivere, ma la fase “di preparazione” è una sofferenza, spesso frustrante.

Grazie alla disponibilità dell’autore, e in bocca al lupo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *