La collera della regina

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La leggenda della colonna piangente presso l’abbazia maledetta di Lucedio; alcuni monaci travolti dal tentativo di contenere una forza sovrannaturale e potentissima; secoli di stranezze, ingiustizia e morte: questi gli ingredienti salienti del romanzo a tinte fosche ambientato nel vercellese, opera dello scrittore esordiente Nicola Testa.

La collera della regina è racconto di delitti e sparizioni, di vite che si intrecciano come inspiegabilmente catturate dalla malia di un luogo che reca in sé una carica negativa affascinante e terribile, che catalizza ogni umana energia votandola al male.

Attorno alla regina che “abita” le fondamenta dell’abbazia di Lucedio orbitano personaggi variegati e conturbanti: il professor Lantero, innanzitutto, il primo che ha “sistematizzato” razionalmente le criticità del luogo, portandoli all’attenzione dell’opinione pubblica; il misterioso ingegner Lupo, responsabile del restauro dell’abbazia; il paziente commissario Magrelli, incapace di arrendersi dinanzi ad un omicidio irrisolto risalente a dieci anni prima.

Il passato offre chiavi di lettura solo apparentemente caotiche di una medesima realtà presente: questo fascinosamente sembra in estrema sintesi suggerire l’ottimo scritto in questione.

La regina è davvero un catalizzatore, essa stessa vittima della propria sofferenza e carnefice delle altrui esistenze, e – circa la sua essenza – è compito arduo e stimolante per il lettore tentare di capire riga dopo riga chi o cosa davvero sia, e quale ne sia il senso profondo.

Un romanzo misterioso e, per certi versi, esoterico, da divorare per quanti abbiano voglia e coraggio per inoltrarsi nelle pieghe più recondite dell’animo umano.

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