Intervista a Fausto Marchi Scrittore

Dopo aver letto il romanzo “La vestale di Dagon”, l’autore Fausto Marchi ha risposto così alle nostre domande.

Perché hai scelto di narrare di una mitologia così aliena da quella classica greca e latina, cui invece il pubblico italiano è decisamente più avvezzo?

Innanzi tutto, grazie della cortese intervista.

Inizio con il dire che mi fa piacere una simile domanda poiché in Italia sono parecchie persone a pormi tale quesito!

Quando amici o conoscenti vengono a sapere che ho scritto un romanzo horror la richiesta è sempre la stessa: è una storia di vampiri? Di licantropi? Di satanismo?  Oppure si tratta di stregoneria moderna, di Wicca, o altre branche del neopaganesimo? Il “mercato” è saturo di queste tematiche!

Sul vampirismo gli autori anglosassoni hanno scritto di tutto: esistono vampiri “buoni”, vampiri adolescenti, e via dicendo! E così anche per gli altri filoni del genere.

L’autore che, invece, mi ha affascinato sin da giovane è H. P. Lovecraft, un vero innovatore dell’horror. Il suo racconto “Dagon” e, soprattutto, il romanzo breve “La maschera di Innsmouth”, sono dei capolavori di quello che io ho rinominato “l’orrore oceanico”.

Da lui ho ripreso alcuni temi mitici come il culto di Dagon, i borghi marini fatiscenti, le pratiche innominabili, l’abominevole l’ibridazione di esseri umani con sirene e altre creature del mare, ma il mio è un horror più sottile, meno evidente e immediato, con spiegazioni che ondeggiano tra il fantastico e il razionale, che lascia al lettore la domanda finale: quale sarà la verità? Inoltre, a differenza di Lovecraft, nei miei romanzi il ruolo della donna è importante e la sua sessualità può essere distruttiva o salvifica.

Cosa ti affascina dei culti di cui parli ed in generale di tutti quei fenomeni “religiosi”, sincretici et similia che nulla hanno a che fare con il monoteismo? Il fascino risiede anche forse nei numeri, dal momento in cui certi culti nascono “per pochi” pur preconizzando la conversione di molti?

Il paganesimo è stata la prima religione del genere umano, o meglio, prima di esso lo fu lo sciamanesimo, che sopravvive attualmente solo in alcune popolazioni tribali dell’Amazzonia, della Siberia e tra gli Inuit del Polo Nord. Costoro vedono in ogni manifestazione della Natura l’impronta di forze insondabili, benigne o malevoli con le quali porsi in contatto.

La certezza di essere di fronte a una “religione” ancora integra da contaminazioni, un culto primordiale è quello che mi affascina nello sciamanesimo.  Il neopaganesimo attuale, invece, trova la sua genesi nella New Age, ma il paradigma sul quale si basa è artificioso poiché i rituali originali sono frammentari o persi per sempre e si crea del sincretismo: tipico esempio sono alcune branche della Wicca contemporanea che utilizza anche la Cabala ebraica, quindi mescola politeismo con monoteismo.

Trovi vi sia una connessione fra mitologia greco-latina, nordeuropea, asiatica, americana? Te la sentiresti di tracciare in tal senso degli “universali culturali” relativi proprio alle differenti mitologie, o ad alcune di queste?

La questione è complessa.

Indubbiamente, secondo studiosi del calibro di Jakob Bachofen o di Julius Evola, le tradizioni si collegano a due linee fondamentali: quella matriarcale Bachofen) o ctonica lunare (Evola) e quella virile (Bachofen) o olimpica solare (Evola).

La Dea Madre era tipica delle culture mediterranee legate a riti inerenti i cicli della natura, sulle quali si aggiunsero i culti di stampo indoeuropeo, che in Grecia furono prerogativa dei Dori. Abbiamo così un sovrapporsi di forme e culti diversi, nei quali l’aspetto tellurico soverchiante della Madre è ancora forte (es: Cibele) mentre in altri questa caratteristica è addolcita (come nell’Artemide Efesia).

Forme simili di sopravvivenza di culti di dee pagane sopravvissero anche nel cristianesimo cattolico e ortodosso con le “Madonne nere”.

Anche nei culti induisti si ritrovano esempi simili, specie nel tantrismo con le “paredre” di Shiva Visnu e Brama, anche nel negativo, come Kali-Durga.

Divinità collegate all’aspetto sessuale distruttivo delle femmina si riscontrano anche nei culti precolombiani.

Sei a conoscenza di sètte che, in Italia, praticano culti misterici ed esoterici? Puoi aprirci una finestra su un mondo che troppe volte resta appannaggio di pochi appassionati e studiosi?

Ho aderito per un breve tempo all’Ordo Templi Orientis, organizzazione magico-cerimoniale fondato dal famoso mago ed esoterista inglese Aleister Crowley, ma me ne sono allontanato per gli stessi motivi che evidenziavo nel secondo quesito.

In tutto il mondo ormai c’è una proliferazione di organizzazioni esoteriche o praticanti la magia cerimoniale che vantano origini antiche; molte di queste si vantano di discendere addirittura dai Templari, senza però dare prove reali di tale discendenza.

Francamente forse frammenti di una linea tradizionale autentica ininterrotta si possono rintracciare nella ῍stregheria italica” rurale o altri gruppi di guaritori/ci di campagna che, insomma, sono residui dell’antico sciamanesimo europeo.

Il finale del romanzo lascia presagire un sequel… hai altri lavori nel cassetto? Se sì, puoi darci qualche anticipazione?

Un sequel vero e proprio alla maniera di Dan Brown o Donato Carrisi non direi, ma sono in procinto di terminare un ῞noir ῎ con sconfinamenti nell’horror, sempre inerente al culto di ancestrali e abissali divinità marine.

Tutto giostra intorno a un omicidio e a un misterioso quadro acquistato da un antiquario.

Grazie alla disponibilità dell’autore, e in bocca al lupo!

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