Nibiru

nibiru-libro-1«Uccidere l’esistenza per darmi alla vita»: questa la ratio suprema di Niburu, il libro firmato con lo pseudonimo di Karl Tenbro dall’autore, desideroso di mantenere l’anonimato, e curato da Pablo Soereni.

Un volume controverso, allucinato e di non certo facile comprensione, scritto come sotto effetto di droghe o alcool, che si dipana in un continuo e ossessivo flusso di coscienza, tanto bestiale ed incontrollato quanto istintuale.

La storia è quella di un «uomo libero imprigionato nel quotidiano», intollerante nei confronti di una società – e di singoli individui – che «non può comprendere l’infinito, il vuoto, il niente», e perciò da questa stessa società emarginato, tacciato di esser fallito e reietto, sino a condurre di fatto un’esistenza da senza fissa dimora.

Nibiru appare nelle parole del protagonista come un locale di “adepti”, nascosto da una porta massiccia nel fondo di un vicolo buio: ma è un topos concettuale, più che reale; una sorta di “rifugio” per gli illuminati, quei pochi consapevoli del sonno in cui versa l’umanità, che ormai nulla più di umano ha.

La parola che più ricorre fra le pagine del libro è “nulla”: a significare che ciò che consideriamo reale è qualcosa di effimero, diafano, ossimoricamente “realmente irreale”.

Un libro rivoluzionario, che esplora i fantasmi dell’amore e dell’amore tragicamente finito, che smarrisce alla stregua di «un bambino ch’è stato abbandonato dopo un abbraccio».

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