Intervista a Luciana Cerreta Scrittrice

Dopo aver letto il romanzo “Bellanima”, l’autrice Luciana Cerreta ha risposto così alle nostre domande.

Innanzitutto, da cosa nasce la scelta di narrare lo sfilacciamento e poi la fine di un amore, in una contingenza storica in cui la narrativa amorosa e più commerciale è prettamente “a lieto fine”?

“Bellanima” nasce soprattutto da un’esigenza: rendere tangibile un pensiero, un sentimento di gioia o di dolore; materializzarlo per meglio e più a lungo viverlo.

E’ stato un esercizio di scavo interiore anche quando, apparentemente, poco c’era da andare a fondo a fatti e parole che sembravano chiare, nette e decisive: un centellinare pezzi già minuscoli di tempo e di cuore, custodendoli per il perpetuarsi del moto continuo di cose che forse non hanno neanche un nome, ma che nascono e riempiono ogni momento di ogni giorno.

E’ stato anche un modo per esorcizzare la paura che emozioni tanto grandi producono nel cuore di una donna.

Circa il lieto fine, in certe storie lo avverto come “stonato”: una forzatura che finisce per sminuire e “banalizzare” la tensione, la negatività, la “violenza” sin lì descritta.

“Bellanima” è una di queste storie.

Ciò che primariamente colpisce del tuo romanzo è la capacità di descrivere sino al parossismo (eppure senza mai annoiare e/o risultare ripetitiva) i sentimenti che si avvicendano nell’animo della protagonista: come è sorta l’idea di sviluppare siffatto flusso di coscienza in una sorta di “letteratura temporale”?

Il romanzo nasce dalla necessità di materializzare nella scrittura le emozioni, così che io potessi meglio “metterle a fuoco”, trovando nella parola scritta sollievo temporaneo e parziale alla “malattia” d’amore: in questo senso, l’idea di tempo comunemente intesa perde di significato, restringendosi e/o dilatandosi sulla scia del vissuto interiore.

Cosa induce la protagonista a sentirsi così intimamente ed indissolubilmente legata ad un uomo che la lascia per dirigersi altrove? Può un amore vivere al di là dell’elemento reciprocità?

La certezza di indissolubilità nasce nel sentimento univoco che chiamiamo amore, e che non ha certo sede nel cuore degli esseri umani, bensì nel loro stomaco, messo a protezione dell’anima, esattamente al centro del corpo: proprio lo stomaco percepisce ciò che i fatti non raccontano, o semplicemente celano dietro parvenze di altro.

Nello specifico di “Bellanima”, l’allontanamento ed il dirigersi altrove del protagonista è sì un fatto, ma che non rappresenta la reale vibrazione del suo animo…

Circa l’amore ricambiato, credo che l’amore inteso come vibrazione dell’anima sia cosa assolutamente personale: è un seme da cui eventualmente sbocciano altre emozioni, erroneamente identificate con l’amore (la complicità, la confidenza, la reciprocità di cui tu parli).

Il tuo libro è scarno di fatti, e – per citare un precedente illustre – ricorda in tal senso l’“Ulisse” di Joyce: il tempo perde di significato sublimando in una dimensione ucronica (e “atopica”) del tutto intima e soggettiva: quanto, per te, contano “i fatti”, la “vita vissuta” e quanto l’immaginazione, la profondità soggettiva, la “fantasia della relazione” che ciascuno investe in una storia d’amore?

Per me, l’amore provato ha a che fare essenzialmente con la percezione soggettiva dei fatti, più che con i fatti stessi: ogni “fatto” è suscettibile di molteplici interpretazioni, e può scaturire da motivazioni altrui “sconosciute”. In questa ottica, tempi e luoghi perdono completamente di significato, e sono un mero sfondo dell’elaborazione personale del vissuto d’amore.

Credo, quindi, che l’amore provato è un sentire che nulla ha a che vedere con i sensi comuni a tutti gli esseri umani: è piuttosto un dono riservato a pochi eletti nel dono dell’innamoramento e dell’amore.

Se provassi per un attimo ad indossare i panni della protagonista, credi che per lei sia possibile un altro amore, dopo quello così intensamente vissuto?

No, senza alcun dubbio: mai più uguale, mai così potente, assoluto ed imperativo!

Ovviamente ciò non esclude nuovi sentimenti e persino nuove passioni, ma a tinte più blande, poiché uno solo è l’attimo di assoluto, e ciò che segue è mera riproduzione.

Hai altri lavori nel cassetto? Se sì, puoi darci qualche anticipazione?

Qualche istantanea su carta ce l’ho, pronta per nuovi spazi da riempire in caso di bisogno: come già detto, intendo la mia scrittura alla stregua di terapia, proprio come nel caso di “Bellanima”.

Vedremo cosa mi riserverà la vita, e cosa l’amore: la scrittura seguirà.

Grazie alla disponibilità dell’autrice, e in bocca al lupo!

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