La ragazza oltre il mare

ragazza oltre il mare libro 1«Giorno dopo giorno a riflettere su quale potrebbe essere la scelta migliore, nascosti dietro all’armatura della saggezza e della prudenza, quando in realtà vogliamo solo occultare gli stracci della codardia che ci siamo cuciti addosso. Ed infine sarà il caso a scegliere per noi, soffiando senza rispetto sull’imponente castello di carte che, riflessione dopo riflessione, ci siamo costruiti.»

Questa sola riflessione – insieme a tante altre che abitano le pagine intense e suadenti – già varrebbe la lettura dell’intero libro di Matteo Carmignoli, un autore sui generis che fa dell’introspezione e della visionarietà due tratti distintivi.

Ne La ragazza oltre il mare, un diario intimo più che un vero e proprio romanzo, esplora le pieghe dell’Amore con la “A” maiuscola: un amore sognato, vagheggiato, poi vissuto ed amplificato da un cuore che non sa volare basso come tanti, come troppi cuori oggi fanno.

La ragazza del titolo viene incontrata dal protagonista – l’autore stesso, essendo, per sua stessa ammissione, lo scritto autobiografico – che finisce per vivere con lei una storia d’amore poetica, fondata sulla bellezza dell’osservare un tramonto, del cenare insieme, di notti appassionate nello stesso letto.

Ma se l’amore di lui non ha una scadenza programmata, quello provato da lei è destinato a finire col ritorno al proprio paese; su questo, innanzitutto, non si può non riflettere: l’asimmetria dell’amore, in cui quello vero – con tutto il carico di speranze, aspettative, sogni – è destinato a soccombere dinanzi ad un altro sentimento, più superficiale, “leggero” e decisamente meno impegnativo.

Lo scritto trae origine proprio dalla fine del legame, che per il giovane ha un effetto devastante, mitigato – se possibile – unicamente dalle pagine struggenti e oniriche dedicate all’amata.

Un libro per pochi intimi, uno specchio per l’anima del lettore più sensibile che potrà in tanta parte riconoscervisi, oltre che un’amara constatazione dell’ineluttabilità del destino, nelle cui mani siamo spesso soltanto come miseri granelli di sabbia in balìa di un vento possente e volubile.

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