Intervista a Matteo Carmignoli Scrittore (libro “I Caduti – Storia di una coscienza”)

Dopo aver letto il suo libro “I Caduti – Storia di una Coscienza”, l’autore Matteo Carmignoli ha risposto così alle nostre domande.

Il tuo libro, a cominciare dal titolo, in nulla lascia presagire il carattere – a tratti noir – delle pagine ivi contenute: da cosa nasce la scelta di raccontare una coscienza così dilaniata, inusuale, a tratti rabbiosa contro sé e il mondo?

Durante la mia vita, ma soprattutto nella mia adolescenza un po’ “tormentata”, ho conosciuto e talvolta anche frequentato molti “personaggi” socialmente un po’ “scomodi” e mal integrati che potrebbero appartenere alla categoria dei “caduti”. Però ho anche scorto in alcuni di loro un bagliore nelle tenebre, una luce nelle profondità dell’abisso, decisamente più debole, ma anche più pura e calda di quella con cui quotidianamente ci abbagliano i nostri conoscenti cosiddetti “normali” o, peggio ancora, “per bene”. Quindi credevo che questo libro potesse essere un modo efficace, anche se sicuramente scomodo, per dare una voce, un mezzo di espressione, a quei personaggi emarginati che solitamente percepiamo unicamente come una stonatura attorno a noi.

Dietro quei soggetti un po’ grotteschi ed impacciati la cui presenza alcune volte ci mette a disagio, altre addirittura può strapparci una risata, esiste una coscienza con la propria storia. Dietro quel losco e forse anche un po’ ridicolo figuro che, probabilmente ubriaco, fissa il bicchiere sul suo tavolo in qualche squallido locale, esiste una coscienza. Una coscienza che, osservando noi ed il circostante, riflette su di sé e sul mondo, nuotando in torbide vasche piene di ricordi, rivivendo i propri errori e i sogni infranti che, inciampando ancora ed ancora, l’hanno resa ciò che è, conducendola quella notte fino a quel tavolo.

Quanto numerosi, a questo mondo, sono secondo te i “caduti”, e, soprattutto, v’è per loro la possibilità di un riscatto che non necessariamente risieda nella morte (da te – ci sembra – intesa quale catarsi e pace suprema)? 

I veri “caduti” a mio giudizio non sono poi così tanti. Ritengo che non sia sufficiente una qualche stravaganza o scomoda particolarità per poterli definire tali. Non credo basti avere gusti particolari in un determinato ambito o interessi che si discostano da quelli della “massa”.  

I caduti sono coloro che si sentiranno sempre incompatibili con il mondo circostante, coloro che pur vestendo come gli altri, facendo ciò che fanno gli altri, tentando di attenersi al medesimo copione, volenti o nolenti, consapevoli o meno, stoneranno sempre, saranno sempre percepiti come un tassello incastrato di forza nel punto sbagliato del puzzle.

Chi fin dall’infanzia, chi dopo qualche particolare evento che lo ha segnato per sempre, i caduti, nati maldestri ed impacciati,“segnati” da un particolare stigma, sono inciampati in qualche ostacolo sul loro percorso, ferendosi in modo irrimediabile. Per questo non potranno più camminare come gli altri. Probabilmente saranno destinati a zoppicare per tutta la vita, tentando disperatamente di stare al passo con gli altri.

Sinceramente non so se vi sia la possibilità di una vera catarsi per i caduti, ma sicuramente per alcuni di loro vi possono essere dei momenti di riscatto a breve termine, ad esempio l’essere riusciti a far valere le proprie particolari capacità e la propria scomoda sensibilità, che talvolta da fardello possono tramutarsi in dono, per raggiungere un traguardo non comune, come ad esempio realizzare qualcosa dal valore artistico.

Nell’epilogo del tuo libro, Lucifero appare in tutta la sua fragilità di vittima, prima che nella malvagità di carnefice: credi forse che ci sia spazio per una pietas rivolta proprio a chi della crudeltà ha fatto una condotta di vita eterna?

In alcuni casi credo che il carnefice possa soffrire quanto la vittima, se non di più. Questo non giustifica assolutamente le sue azioni e la sofferenza da lui inflitta. Però, come ho già detto, non dobbiamo dimenticare che dietro ogni soggetto, per quanto apparentemente scomodo e dannoso, vi è una coscienza con la sua storia, magari travagliata e piena di dolore.

Siamo tutti un po’ come un edificio, chi una casetta, chi magari un gigantesco palazzo. Questo edificio deve resistere ad intemperie e magari atti vandalici, se non addirittura bombardamenti. Il soggetto medio ha delle fondamenta abbastanza solide, ma i caduti no. Quindi i caduti sono strutture più fragili e delicate rispetto alle altre e che, incapaci di resistere troppo a lungo alla violenza del mondo esterno, potrebbero crollare da un momento all’altro coinvolgendo anche altre persone nel loro crollo rovinoso.

Quindi certo, non possiamo non evidenziare il male fatto da questi individui nel loro collasso, ma non dovremmo neanche dimenticare che i primi ad essere crollati, ridotti a macerie, sono loro. Magari, sotto sotto, questi “caduti” avrebbero solo voluto essere come i “normali”, invece di trascinarsi dietro la loro eterna fragilità, resa talvolta un tormento, e che, nel crollo, potrebbe sfociare addirittura in “crudeltà”, fisica o psicologica che sia.

Pensi che tanti tragici fatti di cronaca siano figli del demone che abita ciascuno di noi? E quanto sono spiegabili alla stregua di folle raptus – improvviso e imprevedibile – piuttosto che di disagio – quindi sedimentato e scongiurabile – che prima o poi implode (sotto forma di suicidio) o esplode (in omicidio) con inusitata violenza?

Ritengo che in tutti vi sia un eterno conflitto fra la necessità di fare ciò che ci hanno insegnato a considerare giusto e quella di provare ciò che invece ci hanno insegnato a considerare sbagliato. L’esistenza media penso sia una sorta di pendolo che oscilla dalla periferia del convenzionalmente giusto a quella del convenzionalmente sbagliato, senza però addentrarsi troppo in profondità in nessuna delle due aree, non eccedendo quindi né nel bene né nel male.

Tutti abbiamo un demone interiore che talvolta ci incoraggia a provare il male, però coloro che hanno una volontà abbastanza salda ed una coscienza non troppo sensibile e recettiva agli stimoli hanno gli anticorpi necessari per resistere alle sue tentazioni. Coloro che invece non soddisfano pienamente questi requisiti rischiano di cedere alle avances del Demone e quindi di addentrarsi nei territori del male che, più o meno consciamente, li hanno sempre incuriositi, e magari di rimanervi impantanati. I caduti fanno parte di questa categoria umana.

Io penso che, nonostante tutta la loro pericolosa fragilità e sensibilità, i caduti siano da considerare individui sani. Quindi credo che lo loro azioni, talvolta dannose per gli altri e/o per loro stessi, non siano da considerarsi un raptus, ma un accumularsi di sofferenza e disagio che prima o poi trabocca, esplodendo in rabbia verso se stessi, per la propria inadeguatezza, e verso il prossimo, per l’invidiata naturalezza nell’affrontare la vita.

Hai altri lavori nel cassetto? Se sì, puoi darci qualche anticipazione?

Sì! Ho già pubblicato un secondo libro, “La ragazza oltre il mare”, e sto lavorando alla bozza di un terzo.

“La ragazza oltre il mare” è un testo apparentemente molto diverso dal primo, sicuramente di più facile lettura. Si tratta del diario di uno scrittore dilettante che, ossessionato da una misteriosa ragazza conosciuta per caso in riva al mare, si abbandona ai flutti di un mare di emozioni, annegando nel proprio allucinato mondo di sogni, tentando vanamente di trascinare anche quella ragazza con sé.

Anche in questo mio libro uno dei fili conduttori è sicuramente l’insanabile conflitto fra mondo interiore e mondo esteriore, fra sogno (o incubo) e realtà che grava sulla coscienza di alcune personalità più fragili o sensibili rispetto ad altre.

“I caduti” e “la ragazza oltre il mare” in un certo senso sono due facce della stessa medaglia, due lati del medesimo dramma che affligge questi particolari personaggi che a me piace chiamare “caduti”.

Grazie alla gentilezza dell’autore, e in bocca al lupo!

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