Intervista a Anna Maria Arvia

Dopo aver letto il volume “Le meravigliose avventure di un’insegnante precaria”, l’autrice Anna Maria Arvia ha risposto così alle nostre domande.

Da cosa nasce l’esigenza di raccontare le peripezie dei tuoi anni da insegnante precaria? Pensi che la tua storia possa dissuadere o piuttosto incentivare, o in generale interessare chi si sta specializzando per l’insegnamento o magari vivendo le tue stesse peripezie post-specializzazione?

Al giorno d’oggi, si sente molto parlare del mondo della scuola spesso anche da persone che non la conoscono per niente e, nonostante questo, si sentono in diritto di dare giudizi che risultano quanto meno superficiali.  Ho deciso quindi di fornire il mio punto di vista, sicuramente parziale, ma che almeno si fonda su esperienze dirette.

Secondo me vale sempre la pena di diventare insegnanti ma non per lavorare – come è opinione comune – solo mezza giornata o fare 18 ore alla settimana, cosa assolutamente non vera, ma per mettere a disposizione dei ragazzi il proprio bagaglio culturale e umano. E’ una professione che ti impegna molto emotivamente, ma ti dà anche delle soddisfazioni.

Il tuo scritto sembra una sorta di diario estremamente dettagliato, come se certi luoghi, certe persone, certi eventi restassero indelebili nella memoria: quanto questa esperienza ha modificato la tua percezione dell’ “universo scuola”? Come vedevi l’istituzione scolastica prima di insegnare tu stessa e come la vedi ora?

La mia percezione dell’universo scuola è molto cambiata in questi anni, non solo per l’esperienza accumulata, ma soprattutto perché mi ha permesso di venire a contatto con le più disparate tipologie di adulti e ragazzi. Mi sono trovata ad affrontare situazioni anche molto difficili che hanno messo alla prova le mie capacità di relazione e i miei nervi. Rispetto a prima di intraprendere questo mestiere, ora sento che è molto importante come ci si approccia con i ragazzi e quello che si riesce a trasmettere loro. A volte si riesce a migliorare certe situazioni difficili a volte no, ma bisogna sempre cercare delle strade nuove, anche quando sembra impossibile riuscire ad incidere.

Pensi che le riforme che si sono succedute a partire dagli anni ’90 siano nonostante tutto riuscite a tenere la scuola al passo coi tempi o l’abbiano piuttosto allontanata dalla realtà e dal mondo del lavoro?

L’impressione è che le riforme che si sono succedute abbiano da una parte cercato di rendere più facile la scuola, senza renderla più efficace, dall’altra spesso, anche se non sempre, si è cercato di risparmiare sull’istruzione, mentre per far crescere un Paese bisogna sempre puntare sulla formazione dei giovani. Basta vedere i dati sulla spesa pubblica che alcuni Stati importanti dedicano al mondo dell’istruzione.

Da insegnante, cosa cambieresti del percorso post laurea finalizzato all’insegnamento? In altri termini, così com’è strutturata, reputi che la SSIS sia valida per quanto si prefigge, cioè preparare il futuro docente all’insegnamento?

La Ssis è stata accantonata da molti anni e al suo posto si sono succedute una serie di corsi, concorsi e specializzazioni varie che hanno creato situazioni poco chiare per il povero aspirante docente. Un aspetto positivo della Ssis, che è stato ripreso anche nelle riforme successive, è l’importanza data al tirocinio formativo nelle scuole. Se si trovano le condizioni giuste, si impara molto.

Hai altri lavori nel cassetto? Se sì, puoi darci qualche anticipazione?

Per il momento sono impegnata nella promozione del libro, attività che mi porta via molto tempo. Riguardo i progetti futuri, stavo pensando di scrivere dei racconti sul mondo della scuola, sempre in chiave un po’ ironica. Quindi non si tratterebbe di raccontare eventi vissuti ma, partendo da questi, inventare qualcosa di nuovo.

 Grazie alla disponibilità dell’autrice, e in bocca al lupo!

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