Intervista a Emilia Anzanello

Dopo aver letto il volume “Erano Knochensturme”, l’autrice Emilia Anzanello ha risposto così alle nostre domande.

“Erano Knochensturme” sceglie di raccontare la guerra dei vinti, e per di più di coloro i quali sono etichettati spesso come “il male assoluto”: perché una scelta così “scomoda”? Tu sembri “suggerire” che le SS non siano state il “male assoluto”, descrivendone l’aspetto più umano e meno marziale: il cameratismo, l’abnegazione, la capacità di amare illimitatamente… pensi che la storiografia sia stata ingenerosa, faziosa o persino menzognera circa la guerra condotta da Wermacht ed SS fra il 1939 ed il 1945, non tanto in riferimento alla ricostruzione delle imprese militari, quanto alle aberrazioni ascritte in tal grado ed unicamente ai Germanici?

Sono assolutamente convinta che la storia che si studia a scuola è stata scritta da chi la guerra l’ha vinta, a costo della perdita di innumerevoli vite umane.

Ho pietà per i morti dell’una e dell’altra parte, ma gli eroi non sono solo dalla parte di chi, alla fine, vince: gli eroi sono ovunque. L’eroismo è già implicito in chi combatte per difendere la propria famiglia, la propria patria, o la libertà. In un brano del mio racconto io metto in bocca al protagonista le parole: “anche i Russi erano eroi. Eravamo tutti eroi, perchè solo gli eroi scendono in guerra, sapendo che possono morire.”

Dunque, se tutti sono eroi, tutti meritano il medesimo rispetto.

Per quanto riguarda il concetto di “male assoluto” è, a mio parere, l’ennesima propaganda del vincitore. Suggerisco di andare a rileggere un po’ di storia su coloro che sono stati gli inventori dei campi di concentramento (leggi: gli Inglesi, in sud Africa, durante la guerra boera: le loro vittime predilette furono donne e bambini, soprattutto bambini, perchè gli Inglesi già sapevano che, per distruggere un popolo, era sufficiente sterminarne la prole), imitati a ruota dagli Americani, che hanno messo sotto chiave i Giapponesi, dopo l’aggressione a Pearl Harbour, anche se erano tutti cittadini americani che non avevano fatto alcunchè di male, e potrei continuare.

Per quanto riguarda i membri delle SS, ho letto numerose biografie, e persino nel gesto del più fanatico e folle di tutti loro, il ministro Goebbels, ho trovato i tratti del grande amore: egli, che amava teneramente i suoi sei bambini, ha permesso alla moglie di assassinarli tutti, perchè non cadessero in mani sovietiche. Al BrigadeFuhrer Wilhelm Mohnke, ultimo difensore della cancelleria e del bunker di Hitler, che si era offerto di prendersi cura dei bambini e di allontanarli, a bordo dell’unico mezzo corazzato ancora disponibile, Goebbels aveva risposto: “grazie, generale, ma i sovietici li troverebbero, Stalin li rinchiuderebbe in una scuola comunista e li educherebbero all’odio verso i genitori e verso la Germania.”

Perdonatemi, ma credo che sia un sentimento degno di rispetto.

Questo non toglie che io ritenga moltissimi uomini delle SS animati da uno spirito fanatico, un fanatismo sorretto dalla cieca devozione al loro leader.

E come non credergli fino alla morte? Hitler aveva preso in mano una nazione con sei milioni di disoccupati e una pace vergognosa alle spalle e in pochi anni ne aveva fatto un paese rispettato e temuto: ovvio seguirlo ciecamente; almeno fino al 1943 egli sembrava un trionfatore che nulla poteva fermare.

I tuoi personaggi credono profondamente nell’idea nazionalsocialista, e sono pronti a morire per difenderla: pensi ci sia qualcosa di condivisibile, in quell’idea? Si possono giustificare atti inumani (stupri, persecuzioni, esecuzioni sommarie, spregio e sterminio di interi popoli) in nome di una idea; o è la guerra, non l’idea, a portare ciò? Quali argomentazioni si possono addurre per tentare di spiegare tutto questo?

Sono convinta che la guerra tira fuori il peggio di ciò che cova nell’animo umano.

Se poi ci si mette anche l’odio razziale, la mistura diventa esplosiva.

Non mi è capitato spesso, ma a volte mi sono lasciata travolgere da sentimenti di odio.

L’odio è come l’amore assoluto; non ti permette di ragionare, ti nasce nella pancia e ti fa fare quello che vuole lui: o lo domini oppure diventi il suo schiavo, e non ti importa niente delle vittime che gli devi sacrificare.

Una volta mi lasciai andare a dire che odiavo talmente tanto una persona, che mi aveva fatto un grave torto, che sarei stata contenta di vederla crocifissa sulla piazza principale della mia città.

Non era una battuta di spirito: era quello che volevo. I chiodi li avrei piantati volentieri di persona.

Poi, c’è lo spauracchio della giustizia, che ci frena, e i più, rinunciano…

Per quel che riguarda gli atti inumani, compiuti in nome di una idea, scusa ma io non mi scompongo più di tanto: la storia è piena di stupri, saccheggi, stermini di intere popolazioni in nome di una idea, o di una fede religiosa.

Se vuoi rifacciamo il processo ai nazionalsocialisti, ma pretendo di vedere sullo stesso banco di imputati i cattolici che hanno sterminato gli Albigesi e anche Riccardo Cuor di Leone, che in una giornata ha trucidato 40.000 musulmani, uomini, donne e bambini, tutti già suoi prigionieri.

Poi, se l’aula di tribunale è abbastanza capiente, ci metterei San Carlo Borromeo, prima con i suoi 600 Valtellinesi ammazzati solo perchè avevano abbracciato la fede evangelica, poi per la sua caccia alle streghe (il numero esatto non si conosce, ma si vocifera di cifre a cinque zeri) e magari non mi dispiacerebbe fare un bel processo anche a Eisenhower, che “odiava l’uomo Tedesco” così tanto da rinchiudere 5 milioni di prigionieri di guerra nei lager lungo il Reno, e di farne morire la bellezza di 1.700.000 nei peggiori dei modi.

Mi fermo qui, perchè sento già troppo odore di sangue, e non è sangue causato dai Tedeschi.

La dottrina nazionalsocialista? Sì, non mi dispiace, anche se la ritengo non più applicabile in questa era moderna e con le coscienze completamente mutate: io sono convinta che oggi non siamo più buoni di qualche decennio fa, ma solo più ipocriti, opportunisti e anche un bel po’ menefreghisti.

E’ un caso che l’unico ebreo che compare nel racconto sia ricco, strozzino, falso e moralmente aberrante, proprio come vuole lo stereotipo nazista circa gli Ebrei?

No, non è un caso, mi serviva un capro espiatorio, avevo anch’io bisogno del mio Shylock [N.d.R.: trattasi di un immaginario usuraio ebreo veneziano, principale antagonista della commedia Il mercante di Venezia di William Shakespeare]: mi serviva ebreo e disgustoso abbastanza da non suscitare simpatie (tanto, ci pensa già il giorno del ricordo, il 27 gennaio di ogni sacrosanto anno, a sollecitare la pietà e la compassione per le vittime, o presunte tali, del nazismo).

Ho usato lo stesso sistema messo in piedi da coloro che la guerra l’avevano vinta, e che dipinsero gli uomini delle SS come belve sanguinarie.

A modo mio, ho voluto pareggiare i piatti della bilancia.

Cosa significa per te “indottrinamento”? La Wermacht e le SS erano, a tuo modo di vedere, indottrinate? Credere in qualcosa e perseguirne sino alle estreme conseguenze la realizzazione è forse fanatismo, o, peggio, follia? E quali i confini fra idea, fanatismo e follia?

Sono certa che erano tutti “indottrinati” come erano indottrinati gli italiani nel Ventennio solo, che c’era una lieve differenza: i Tedeschi “credevano”, gli Italiani vi erano “costretti”. Per questo i Tedeschi scelsero di restare a combattere fino alla fine, e oltre, mentre molti Italiani preferirono un’altra strada.

Il Nazionalsocialismo era pericoloso: ci si poteva innamorare. Riuscì a sedurre persino un erede al trono (d’Inghilterra) e la sua pluridivorziata amante. Al partito nazionalsocialista si iscrissero, e poi si arruolarono nelle SS, popoli di tutta Europa: Svedesi, Norvegesi, Spagnoli, Finlandesi, Italiani, Valloni. I Francesi della Divisione Charlemagne, una divisione di SS francesi, si fecero ammazzare tutti, piuttosto che arrendersi a Berlino. Erano tutti volontari, nessuno era andato a puntargli una pistola alla testa per farli arruolare.

Fanatismo? Follia?

Oggi, ripensando a tutti quei giovani, mi verrebbe di dire, sì, folli e fanatici.

Ma era un folle fanatismo bellissimo, di chi crede al di là della propria vita, di chi “getta il cuore oltre l’ostacolo”. Non si vedrà mai più un simile coraggio. Purtroppo? Per fortuna? Io sarei del parere di rispondere: purtroppo no.

A domanda secca risposta secca: hai narrato le persecuzioni subite dai vinti Tedeschi; volevi forse implicitamente alludere a quelle subite dai Fascisti italiani di Salò? Pensi che, le une e le altre, siano state sufficientemente indagate? Come valuti l’opera di restituzione di una memoria storica dei vinti, effettuata in Italia da Giampaolo Pansa e da altri studiosi come lui?

Mi rammarico che non gli sia stata data sufficiente visibilità. Ogni anno sono tutti preoccupati a rimembrare la liberazione sottindendendo la lotta partigiana con tutto il suo seguito, ma guai a parlare delle esecuzioni sommarie contro gli uomini della Repubblica di Salò. E fosse solo quello! Chi ha dato voce ai poveretti che sono tornati dalla prigionia in Russia? Sì, qualche editore di nicchia, e qualcuno che si è autoprodotto.

Il fatto è che perfino i prigionieri di Russia sono scomodi, perchè avevano combattuto dalla parte del Regime, come se ora non si dovessero neppure ritenere Italiani! Come se fossero irrimediabilmente dalla parte del torto, anzi, del duplice torto: avere combattuto fianco a fianco con i Tedeschi ed essere stati fatti prigionieri: cancelliamoli dalla memoria, perchè ce ne vergogniamo.

Non si parlerà mai abbastanza dell’altro lato della Seconda Guerra Mondiale finchè non verranno mutati i libri di storia per gli studenti e si troverà il coraggio di insegnare la storia come è realmente accaduta.

Per te, chi ha combattuto in nome dell’onore e della lealtà (pur sapendo che altri camerati si macchiavano di crimini ingiustificabili), all’epoca, è stato un complice, un invasato, un reticente, o cos’altro?

Chi combatte con onore non è nè complice, nè invasato nè reticente. L’onore non è negoziabile: lo si ha oppure no. Se marci col tuo onore guardi avanti e non sei invasato e, di certo, non ti metti a contestare, perchè hai fatto un giuramento sul tuo onore, e da quel giuramento dipendono i tuoi camerati, la tua Patria, i tuoi cari.

Se vacilla l’onore, crolla tutto l’ideale: è cosa che non ti puoi permettere.

Certo, ti può capitare di vedere le porcherie, ma scusa, se sei cattolico, ti fai musulmano perchè in Vaticano c’è del marcio? O vai a sputare in faccia al Papa? O gli spari una schioppettata? No, resti cattolico e cerchi di comportarti nel miglior modo possibile.

Sono certa che moltissimi uomini delle SS sono rimasti uomini d’onore, retti e onesti con i loro ideali, e hanno cercato di mantenere il proprio onore anche nelle peggiori tempeste, di fronte alle notizie più aberranti. Vorrei ricordare che la propoganda nazionalsocialista faceva circolare, tra molti altri, dei libelli nei quali era raffigurato un giovane disabile con la scritta di quanti reichmarch quel poveretto costava allo stato, sottintendendo che i semplici cittadini, che magari avevano un salario da fame, avrebbero dovuto accollarsi quella spesa.

Mi piacerebbe proprio vedere la stessa scena oggi, e poi sentire quanti bravi cittadini si dichiarano favorevoli all’eutanasia, magari sostenendo, ipocritamente, che l’eutanasia servirebbe a sollevare un infelice dalle sue sofferenze, sapendo chiaramente che la soppressione del diversamente abile alleggerirebbe la società di un costo economico.

La figura di donna che delinei attraverso la protagonista è una amante formidabile, prima che fidanzata, moglie e madre: è forse il sesso la chiave più autentica di rapporti amorosi duraturi? E pensi che al giorno d’oggi possano esistere donne così “libere” eppur così “legate” al proprio uomo, tale da camminargli a fianco, senza recedere né precedere? Quali caratteristiche dovrebbe avere, secondo te, un rapporto di coppia rispettoso di entrambi i sessi?

So che mi chiamerò addosso l’ira di tutte le donne, ma io non sono femminista.

Il ’68 io l’ho vissuto in prima persona ma, lo giuro, il reggipetto non l’ho mai bruciato (anche perchè non me lo potevo permettere).

A me gli uomini piacciono. No, mi coreggo: a me gli uomini piacciono molto, dalla testa ai piedi, e anche con tutti i loro difetti, e se i difetti sono molti mi piacciono perchè li hanno E NON LI DEVONO CORREGGERE!

Io non ho mai sentito il desiderio di soverchiare gli uomini o, peggio, di  spaventarli e, devo aggiungere, nessun uomo mi ha mai mancato di rispetto nè si è mai comportato in maniera violenta o aggressiva: niente di tutte quelle manfrine che si leggono sui giornali riguardo agli abusi sessuali da parte di uomini di potere sulle attricette in cerca di visibilità e altre pietose storie del genere.

Ritornando all’Amore con la A maiuscola, esso è totale accettazione dell’altro, e se lo vuoi cambiare vuol dire che non lo ami, ma che ami solo te stessa, o l’idea dell’amore che ti sei fatta in mente, e che non corrisponde a una persona in carne, ossa e difetti.

Il sesso è una delle principali espressioni dell’amore, quello che ho descritto nel libro è la mia esperienza e concezione di vita di coppia: due persone che si sostengono a vicenda, per le quali la vita è inimmaginabile senza l’altro, due persone che si accettano, si cercano, per le quali ognuno è unico per l’altro. Nel libro, nessuno dei due è perfetto, eppure, quello che può sembrare difetto (per esempio, la gelosia di MariaAnna), è vissuta da Wilhelm come una divertente peculiarità.

Credo che il segreto della buona riuscita di una coppia sia proprio questo: vedere i difetti del partner come dei pregi ed essere abbastanza intelligente da riderci su.

La libertà non è camminare senza un uomo, bensì camminargli al fianco, se necessario con pazienza e coraggio e, naturalmente, condividerne con entusiasmo il letto.

Posso svelare un piccolo segreto: se il marito o il fidanzato ti ha fatto adirare, fermati un momento e prova ad immaginare la vita senza di lui, come se improvvisamente sparisse dalla faccia della terra. Se lo ami anche solo un poco non resisterai al desiderio di andare ad abbracciarlo e a baciarlo, felice che sia ancora tra le tue braccia.

I due protagonisti – Wilhelm e MariaAnna – dicono in momenti differenti che l’amore per il partner sovrasta quello per i figli, perché proprio da tale amore i figli hanno origine: sei consapevole che queste affermazioni spazzano via tutta la stupida – e falsa, a mio avviso – retorica dei figli sempre e comunque al di sopra di tutto e tutti?

Se poniamo i figli al di sopra di tutto è inevitabile finire per concentrarsi esclusivamente su di loro e, in qualche modo, abituarsi a sentirli di nostra proprietà (purtroppo ne ho avuto un esempio in famiglia).

I figli vanno certamente protetti e aiutati a crescere, ma non li mettiamo al mondo per noi, non sono nostri: essi avranno una loro vita, dalla quale noi, prima o poi, verremo, giustamente, esclusi. Il mio concetto di famiglia è una coppia, prima di tutto, che può avere o no dei figli, i quali a loro volta creeranno nuove famiglie, staccandosi da quella d’origine: una coppia può fare tutti i figli che vuole, ma uno e uno solo sarà il coniuge, se perdi quello, perdi metà di te. Recentemente ho partecipato al funerale di una anziana zia, che aveva vissuto con amore e passione per 50 anni accanto al marito e, quando egli è mancato, anche lei, dopo poco più di un mese, lo ha seguito. Questo è il mio concetto di matrimonio ben riuscito: respirare con l’altro e, poi, raggiungerlo, possibilmente.

Rigirando fra le mani il tuo libro, si resta colpiti innanzitutto dalla corposità; ma basta leggere qualche pagina qui e là per accorgersi di come la prosa sia fluida e l’intreccio accattivante. Come sei riuscita a conciliare questi due elementi? A parte la bravura e le conoscenze storiche, pensi sia la passione per ciò che si scrive a determinare un mix così efficace?

Devo farti una confessione: un paio di anni fa mi è capitato tra le mani il libro di Bacque “Other losses” e, subito dopo, un caro amico mi ha tradotto dal tedesco il libro del dottor Ernst Gunter Schenk “Mai più a casa?” memorie di prigionia dalla Russia di un ufficiale medico delle SS. Ti confesso che ho pianto, perchè mi è sembrato di vederli tutti, quei poveretti, che avevano dato tutto quello che avevano per difendere la loro patria, e ora la Germania non voleva neppure ricordarsi di loro, perchè sarebbe stato politicamente scorretto. Li ho amati tutti così tanto, quei derelitti, che mi sono immaginata le loro storie, e poi le ho volute scrivere. Ho trascorso più di sei mesi immersa in libri sulla Seconda Guerra Mondiale, persino libri in inglese e francese (tedesco no, perchè purtroppo non lo conosco), ma è stata una immersione totale e, alla fine, in tre mesi, dal 14 settembre 2017 al 20 dicembre 2017 ho scritto Erano Knochensturme: non ci dormivo la notte e quasi non mangiavo. Era come se avessi un appuntamento ogni ora di ogni giorno con l’amante: non esisteva niente altro che la tastiera del computer, per l’incontro con i “miei” SS.

Credo che se ami ciò di cui scrivi e ti metti ad ascoltare quello che ti sale dal cuore, può venirne fuori qualcosa di buono.

Hai altri lavori nel cassetto? Se sì, puoi darci qualche anticipazione?

In verità sì: non ce la facevo a stare lontana da tutti gli uomini amati attraverso la tastiera del computer (mio marito è un uomo paziente e comprensivo, per fortuna): ho appena iniziato la stesura del seguito di “Erano Knochensturme”: si riprende dal momento in cui la Terza PanzerDivision Totenkopf, arresasi agli Americani, a Vienna, viene consegnata in blocco ai Sovietici, nonostante le assicurazioni americane, che tutti i prigionieri sarebbero stati trattenuti dagli statunitensi quali prigionieri di guerra.

Inizia così per 6000 prigionieri un calvario di sangue e dolore che li ridurrà in breve alla metà: i 3000 superstiti verranno rinchiusi in tre diversi campi di prigionia stalinisti, ai lavori forzati, con conseguenze che si possono solo immaginare…

Il titolo sarà: “Traditi e mandati a morire”, oppure; “Traditi e consegnati alla Morte” (non ho ancora deciso tra i due titoli).

C’è una storia d’amore, molto particolare e assolutamente diversa da quella che ha unito Wilhelm e MariaAnna, ma della quale vorrei non anticiparti nulla, almeno per il momento.

Grazie alla disponibilità dell’autrice, e in bocca al lupo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *