Lei, lì

lei-lì-romanzo-1Lei, lì è un racconto di Adrian Memore: precisamente, un racconto erotico, che abbandona sin da subito la forma del racconto per farsi poema.

Poema che celebra i fasti dell’eros, lontano dalla banalità del quotidiano, che pure fa la sua comparsa per essere messo rapidamente da parte, secondo l’ineluttabile che guida la danza dell’eros.

Partendo dalla pochezza del quotidiano, la solitudine del protagonista – Adrian, appunto – viene tratteggiata in poche, scarne frasi: una casa, degli amici e una vita che sembra risucchiata nella routine, i cui confini marcano il peso della vita stessa.

Poi qualcosa accade, a rompere un (dis)equilibrio: una visione, uno sguardo fugace, o forse il riflesso stesso della propria infelicità.

Tale immagine ha la forma di una giovane donna: quasi uno specchiarsi del protagonista, che – attraverso l’alterità di lei – tenta di ricomporre un io infranto.

Niente sembra accadere, ma proprio quando niente accade forse già tutto è accaduto: il racconto si dispiega tra anticipazioni legate al sogno ad occhi aperti e l’attualizzazione del sogno stesso.

A mano a mano che Giada non è più lì, per essere da qualche altra parte con Adrian, il mondo, già di per sé sfumato, si derealizza progressivamente. Tale dissolvenza è, se possibile, accentuata dalla ragazza, sin da subito: “Lei, lì” è l’incarnazione stessa del sogno di lui.

Nulla viene più detto al lettore: nulla all’infuori del traffico, della pioggia e dello smog; nulla oltre ad una pensilina e ad una ragazza splendida, persa nei propri pensieri, chiusa in un mutismo greve, trepida nell’attesa che tutto intorno sparisca per meglio dar corpo al fantasma del Desiderio, lo stesso che si materializza quando Adrian fa salire Giada sulla sua auto.

Ora le parole sono ridotte al minimo, perché forse non c’è da dire quando il linguaggio dei corpi intensamente vibra: si dà luogo a quella strana comunità che Blanchot, in un suo vecchio libro, definiva impossibile. Nell’abitacolo dell’auto, le potenze del desiderio si sprigionano, pur essendo ancora imbrigliate: i pensieri del protagonista e un numero di telefono scritto sul vetro del finestrino da lei prendono a delineare la comunità degli amanti, la comunità impossibile.

Il prosieguo accentua progressivamente il distacco dal mondo: più la comunità degli amanti diventa forte, più il mondo circostante sparisce. Tutto ciò è suffragato dalla scena in pizzeria: i due non sono che l’enunciazione del Desiderio che fa terra bruciata intorno a sé. Ciò che qui accade, è pennellato con pochi rapidi tratti, come se attorno ai due che diventano uno non ci fosse nessuno.

L’accenno al pudore è solo finzione, il cui spessore discorsivo si colloca in un ambito assolutamente differente e impenetrabile qual è quello di due amanti: la derealizzazione del mondo coeva al trionfo di Eros culmina nella parte finale del racconto.

Tra Adrian e Giada le parole sono ridotte più che mai al minimo, perché l’intesa dei corpi e delle menti le rendono superflue: i due sono nell’abitacolo della macchina e scalano e vanno… dove vanno? Non c’è niente, a parte la strada; non un paesaggio, non un monumento, niente che valga la pena di esser descritto, niente che attiri lo sguardo dei due.

Perché “Lei, lì” è la celebrazione dell’Eros – non dell’amore – e l’erotismo ha la capacità di cancellare il mondo della quotidianità, la sua banalità, per erigere sulle sue macerie l’elisio dei sensi.

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