Intervista a Laura Calderini

Dopo aver letto il romanzo breve Il pinguino con le ali, l’autrice Laura Calderini ha risposto così alle nostre domande.

Il pinguino con le ali è metafora del manoscritto – ancora “grezzo” e asistemico – che, grazie al contributo di correzione bozze, editing, grafica, diviene vero e proprio libro: quanto incide tale contributo affinché lo scritto iniziale evolva in opera finita? Quale fase reputi sia più “difficile da accettare” – dato che a quel punto il lavoro di altri si affianca, modificandolo, a quello dello scrittore – per chi ha scritto di proprio pugno quelle pagine?

Sul Pinguino nessuno ha messo le mani ma è il frutto – forse maturo al punto giusto – della mia annale opera di esercitazione “scrittorica” – nel frattempo ho prodotto altre cose -. Ritengo che un’opera di bonifica fatta da altri, quali possono essere la correzione di bozze e l’eding, sia difficile da accettare nell’ipotesi in cui sia massiva e invasiva (ma a quel punto non avrebbe molto senso, per il mio modo di intendere questo mestiere, considerarsi pronti per uscire allo scoperto come scrittori); in altro modo, qualora in sintonia con l’intenzione stilistica e contenutistica dell’autore, e riguardante piccoli interventi, può essere di notevole aiuto.

Da cosa nasce l’idea di scrivere un libro circa la gestazione di un libro?

E’ un’idea come un’altra; volevo togliermi un sassolino dalla scarpa senza clamore e ho trovato questo innocuo escamotage.

Cosa, a tuo modo di vedere, rende una esperienza personale – quale quella di Greta, protagonista del romanzo – fruibile, piacevole ed interessante per i lettori? Qual è il valore aggiunto che, inoculato nell’esperienza personale, viene messo per iscritto e va a solleticare le corde della altrui sensibilità?

In effetti a meno di essere personaggi famosi, a nessuno interessa una storia autobiografica; ma è anche vero che qualsiasi storia narrata in un libro, potrebbe esserlo; così quello che conta è dare una veste al tutto che sia, appunto, fruibile e interessante. Nel mio caso, credo sia stato il taglio con cui ho cercato di presentare le vicende di una Greta autoironica e arruffata, alle prese con un’esperienza tutta nuova come quella di confrontarsi col mondo dell’editoria.

Come consideri l’assetto del mercato editoriale oggi? In quale grado ritieni che i grandi editori promuovano l’originalità e la creatività? E quanto i piccoli editori possono investire in libri “sperimentali” che – essendo di nicchia – sovente non garantiscono sufficienti introiti economici?

Ho acquistato diversi c.d. best sellers di grandi case editrici per comprendere il segreto di tale qualificazione e, soprattutto, perché convinta che avrei potuto imparare da chi ha raggiunto una così grande audience. Purtroppo, però, nella maggior parte dei casi mi sono trovata tra le mani storie normali se non banali e scritte altrettanto banalmente e sono arrivata alla mesta conclusione che il lettore medio gradisce questo. Va da sé che l’editore preferisca promuovere chi gli garantisce un introito sicuro e capisco, quindi, il coraggio che hanno gli editori NO EAP.

Credi che l’editoria digitale ed il self publishing siano mero strumento di pubblicazione per chiunque abbia velleità artistiche e disponibilità economica, o piuttosto il volano per quanti scrivono cose troppo originali per suscitare l’interesse del mercato editoriale tradizionale?

Sempre per quel che riguarda il mio modo di procedere in quest’avventura, partendo dai presupposti che: non è detto che scrivere implichi la qualifica di Scrittore con la S maiuscola; che, forse perché avendo un’età matura, sono legata al libro cartaceo; che, chi vuole arrivare a determinati livelli  (e non è detto che ci arrivi)  deve avere il coraggio di metterci la faccia, per me è impensabile in senso assoluto il self publishing e, in senso meno assoluto, l’editoria digitale.

Hai altri lavori nel cassetto? Se sì, puoi darci qualche anticipazione?

Uscirà a fine estate “Le disubbidienti del San Zaccaria” già vincitore del primo premio Gran Oscar d’ Europa 2017 di Viareggio; un lavoro a cui tengo particolarmente e che ho, per l’appunto, tenuto nel cassetto – e lì sarebbe rimasto – finché non ha trovato l’editore NO EAP che ci ha creduto.

Grazie alla disponibilità dell’autrice, e in bocca al lupo!

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