Squatter

squatter_1L’autore Gianfranco Sorge, nel suo Squatter, mostra e profonde tutta la sua passione per l’analisi psicologica, stavolta indirizzata agli “occupanti abusivi”, agli “invisibili” mimetizzati nelle nostre città, fra le nostre vite così tremendamente “normali”.

La storia – pur tenendo il focus su Luna – affronta e descrive, sempre con la bravura di chi maieuticamente “fa emergere” l’anima del personaggio tenendosi voce narrante esterna, i disagi dei personaggi che entrano in contatto col quotidiano della giovane protagonista: Dito, Occhio, Louis convivono faticosamente e dolorosamente ciascuno coi propri fantasmi, diversissimi fra loro ma accomunati da un senso di ineluttabile, disperata decadenza.

Lo squat echeggiato nel titolo non è altro che un palazzone abbandonato che – prima di essere abbattuto – ospita vite ai margini, reiette, “fallite”, apparentemente destinate a finire (e per qualcuno sarà effettivamente così) insieme col contenitore stesso; come se il luogo fisico fosse infine dilaniato dalla forza centrifuga del coacervo di tutte allucinate disperazioni che contiene.

Luna viene da una famiglia “normale”, ma una madre rigida e incapace di accettarla, genera mostri; così, la ragazza poco più che adolescente da Palermo giunge a Parigi, dove vive di espedienti, vendendosi per del cibo, o per il brivido e la istintiva necessità di un amplesso con degli sconosciuti.

Luna si convince di essere innamorata del compagno di squat chiamato Dito, eppure il suo sembra più il desiderio onirico di qualcuno che si “prenda cura” di lei, che con lei condivida i giorni per strada e le notti sui cartoni, di qualcuno con cui illudersi di avere un minimo di “normalità” in una vita sui generis: il diario tenuto dalla protagonista è significativamente ingenuo, allucinato, spietato, coerentemente con la visione della realtà di lei.

Luna è un’anima fragile e docile, una bambina spaurita in un mondo più grande di lei, che non curandosene la emargina, la sottomette umiliandola; tuttavia, quando la vita stessa sembra finire con lo sgombero dello squat, Luna sta per iniziare una nuova fase della propria esistenza, inaspettata come un dono e lancinante come un’alba dopo una notte di pioggia…

Gianfranco Sorge si cimenta in una prova narrativa dagli esiti superbi, nella manifesta convinzione che la vita – ogni vita – contiene in sé il germe della rinascita, in grado di sbocciare – nei modi più impensati e in barba ad ogni “ragionevole” pronostico – proprio quando tutto sembra perduto.

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