Intervista a Berenice

Dopo aver letto il volume “I debiti”, dell’autrice celata dallo pseudonimo Berenice, la stessa ha risposto così alle nostre domande.

Il debito filtrato dalla sensibilità della tua narrazione si presenta sotto forma di nodo alla gola pervicace, dilaniante, ansiogeno, anche quando è contratto per puro altruismo, come nel tuo caso. Come hai sopportato la dicotomia apparentemente insanabile fra l’ostracismo dei più – che ritenevano tua la “colpa” della sopraggiunta situazione debitoria – con la nobiltà del tuo gesto?

Non pensavo “nobile” il mio gesto ma “dovuto”. 

Stavo lavorando a un gruppo di studio con giovani già laureati sul concetto di “Amore” , visitato su varie prospettive. Avevo appena ricevuto una somma di denaro da mio marito ed ho incontrato il Rumeno. La mia coscienza vide subito in quell’incontro una ‘prova’ rispetto a quanto avevo studiato e capito sul tema dell’Amore. Il Vangelo si affacciò alla memoria nei suoi passi cruciali. E fu la mia forza.

“Dio vede, Dio sa”, ripeteva il Rumeno con voce stentorea, inoppugnabile. Davo a Dio. Dio mi proteggeva dalle critiche cogenti di chi preferiva ignorare la presenza di Dio nel mondo e le esortazioni evangeliche. Il mondo non migliora con le politiche protezionistiche. Non avevo bisogno di critiche e guardavo oltre.  Esploravo le possibilità di aiuto. Venivano sempre da coscienze che si lasciavano interrogare da una Verità non banale.

Alla luce del “prezzo” (non solo in termini economici, ma anche e soprattutto psico-emotivi) pagato personalmente, e fatto a cascata pagare a tua figlia ed alla tua famiglia, agiresti al medesimo modo dinanzi alla pressante e reiterata richiesta di denaro da parte di un “povero”? Non credi che molti pregiudizi – raziali (italiano / straniero), ma soprattutto sociali (benestante / povero) – per quanto deprecabili sovente si alimentino di eventi drammatici come quello in cui hai annaspato tu stessa?

Lo “straniero” e il “povero” non sono più cattivi dei cittadini benestanti, sono disperati sul piano del sopravvivere.

Chiedevo indagini e provvedimenti risolutivi dei disagi che mi si presentavano in modo ossessivo e trovavo indifferenza o sfide tribunalizie. Le uniche vie di uscita. Volevo invece un serio interessamento, ma questo non era contemplato nelle modalità di intervento pubblico. Strano, nessun disperato coattivo si è più presentato a me.

Oggi cercherei subito di mobilitare in modo più energico la società. Con questo libro cerco di farlo.

Nel tuo libro la religione cattolica è la luce in fondo al tunnel, ma al contempo tendi a distinguere nettamente il Vangelo dalla Chiesa: ha senso siffatta distinzione se poi la Chiesa si arroga il diritto (sinora mai smentita da Cristo) di esser l’unica depositaria del messaggio evangelico?

Ciò che Cristo pensa della Chiesa Cattolica e delle altre Chiese che si richiamano al Suo Nome resta per ora un mistero.

Se non si pronuncia è per pietà dei limiti umani o forse perché ha lasciato una traccia indelebile di Sé nei Vangeli e su quella traccia è sempre avvenuto e avverrà il giudizio. La mentalità farisaica, che immeschinisce e irrigidisce la figura della Divinità, Cristo l’ ha condannata in tutte le sue forme. La mentalità del “potere”.

Hai avuto una traumatica esperienza anche col mondo dell’ “igiene mentale”, con gli psicofarmaci e coi presunti “pazzi”: se esiste la “follia”, è realmente possibile tracciare un confine rispetto alla “normalità”? Per te, esiste e qual è quel confine?

Un libro che tutti dovrebbero leggere, soprattutto in questa società triste, iperanalitica e malata di ragioneria, è l’ “Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam.

Molti hanno descritto la cosiddetta società “normale” come un insieme di individui nevrotizzati da comandamenti spesso insensati. Chi ha reazioni davvero violente dovrebbe ricevere aiuto e saggi consigli. Non la violenza degli psicofarmaci, una versione moderna della lotta corpo a corpo di ancestrale memoria.

Oggi il grosso delle persone – almeno in Occidente – si indebita per appropriarsi del superfluo, non del necessario: come valuti un comportamento del genere? La responsabilità è del singolo o della società? E tu, oggi come ti rapporti ai tuoi debiti?

Non giudico gli altri. Forse si spende troppo per viaggi, alberghi e ristoranti… ma è il momento storico del “conoscere da vicino”, cosa impensabile fino a qualche decennio fa. Il problema è l’avarizia di chi nasconde i soldi e impedisce che circolino per aiutare le iniziative altrui. Io sono piena di debiti ma Dio inventa per me lavoro supplementare. Questo libro in certa misura è opera Sua.

Hai altri lavori nel cassetto? Puoi darci qualche anticipazione?

A pensarci bene, in un armadietto ho una collezione di diari. Risalgono ai miei vent’anni. Soffrivo le angosce di una giovane donna che deve costruirsi un futuro appagante in antitesi alle scelte millenarie delle donne o di chi per loro. Ma scrivendo mi risollevavo e regolarmente riprendevo quota.

 Grazie alla disponibilità dell’autrice, e in bocca al lupo!

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