Vita di Paese

vita di paeseMiraggio è il nome di un paesino del Salento da cui Damiano Pellegrino, non più trentenne né ancora quarantenne, parte in compagnia soltanto del proprio fagotto di sogni e speranze, in cerca di fortuna, verso la Svizzera. Tuttavia la sorte di tanti emigrati – anche italiani – è grama, ben oltre la poetica patinata che li vuole per lo più agiati e realizzati sotto ogni profilo: il protagonista si ritrova come un criceto in una ruota, ingabbiato in un lavoro – il barista di notte – che lo porta a dormire mentre gli altri vegliano (e vivono) e viceversa, alienandolo da ogni forma di vita sociale.

In più, Damiano ha un tarlo che lo consuma dal di dentro: la morte improvvisa del padre, avvenuta in solitudine fra gli amati ulivi, dopo un occasionale alterco; è questo rimpianto – quello di un figlio che sente su di sé il peso della morte senza riconciliazione col padre – che lo esaspera sino a far implodere le sue contraddizioni, la fragile corazza, l’esistenza illusoria e vana.

Il giovane torna in paese, all’inizio quasi nascostamente, sentendosi alla stregua di straniero sebbene tutti lo (ri)conoscano; poi, come un baco evolve in farfalla, così Damiano dispiega le ali in una liberatoria immersione all’interno di quell’umanità fragile ed autentica con cui condivide un retroterra culturale antico e verace.

A ben vedere, in un’ottica più ampia, trattasi dello storytelling del ritorno alla terra ed al lavoro della terra: in un affresco quanto mai attuale, l’autrice Maria Caterina Basile sembra voler dare la giusta risonanza al grido dei tanti Sud, depauperati delle loro forze migliori, con l’aggravante che queste finiscono per condurre un’esistenza misera, umanamente quando non anche economicamente.

Vita di Paese indica la direzione anche in senso antropologico e demografico: il ritorno indulgente alle piccole e vivibili comunità, ai vincoli di sangue incondizionati (quello materno, nel libro), ai rapporti de visu, all’ascolto del genius loci avito appaiono via maestra per recuperare all’uomo il quid – oggi in via di estinzione – che lo rende intrinsecamente tale.

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