Richiami di deriva

richiami di derivaCiò che più colpisce della silloge di Stefania Calesini è la purezza dei versi, che paiono affiorare per propria spinta dal nitore delle pagine, come i Richiami di deriva del titolo, come scaglie di vita – per lo più energicamente positive e vitali – che solcano le onde, componendo il mosaico dell’esistenza stessa.

Lontana – ed è merito non da poco, per quanto ci riguarda – dal poetare astratto, cervellotico, perifrastico che solitamente grava l’odierna produzione, l’autrice nutre il gusto etico ed estetico del lettore con parole leggiadre, pienamente fruibili, atte a placare i pensieri, ad ascoltare il proprio respiro, a lenire il cuore, ad avvicinarsi in punta di piedi e “ingenuamente”, come i bambini, senza filtri di mera erudizione, all’essenza stessa del sé.

Come riesce in questa che appare operazione ostica a molti intellettuali coevi?

Semplicemente, Stefania Calesini nella stragrande maggioranza dei componimenti evoca – avvalendosi talora di pennellate allusive e sfumate – elementi naturalistici ben tangibili (il cielo ed il sole, il volo degli uccelli, gli alberi e l’erba, il mare, tanto per citarne alcuni), immergendo il lettore in un immaginario carosello fra l’oggettività (esterna) e la propria soggettività; non manca, peraltro, una verve trasognata ed onirica che fa capolino in alcuni componimenti, per poi tornare dormiente in altri.

Nel complesso, una raccolta originale per la propria semplicità, per il candore di cui è intrisa; a ben vedere, un esempio riuscito di destrutturazione e spontaneismo poetico, in grado di tener egregiamente testa ad ogni tentazione di velleitarismo sintattico – semantico, oggi tanto di moda.

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