Intervista a Renato Esposito

Dopo aver letto il romanzo “Delitto e castigo”, l’autore Renato Esposito ha risposto così alle nostre domande.

Quali le motivazioni che ti hanno spinto a scrivere, ed a scrivere ripartendo da un caposaldo della letteratura mondiale quale il capolavoro di Dostoevskij? Non hai temuto – pur di sfuggita – di non “essere all’altezza” del compito?

Mi ha spinto l’idea di invogliare, grazie a una scrittura più “moderna”, tutti coloro che ancora non l’avevano fatto a leggere l’originale. Ho temuto di non essere all’altezza del compito fino a un giorno prima della pubblicazione, infatti questo è stato il lavoro che ho revisionato più volte, ma adesso posso rispondere a cuor sereno che sono pienamente soddisfatto del risultato finale.

Quali differenze – sul piano dell’impegno, della fantasia, dell’abilità narrativa – credi presenti la “riscrittura” di un classico rispetto ad uno scritto originale?

In un primo momento pensavo che sarebbe stato più semplice rispetto alla lavorazione di un opera completamente originale, visto che appunto la trama c’era già. In realtà è stato più difficile, molto più difficile, sia perché Dostoevskij è un genio estremamente complesso e sia perché ricollocare una storia ambientata nell’ottocento in un futuro prossimo ha richiesto la risoluzione di una mole notevole di problemi narrativi.

Il libro è ambientato in un futuro nemmeno troppo lontano, che tuttavia rimane sullo sfondo quale cornice estremamente ampia della narrazione: da cosa la scelta di non virare decisamente verso un’ambientazione fantascientifica?

L’intenzione di restare il più fedele possibile all’intreccio e ai temi dell’opera originale.

Il futuro, per quanto si intuisce da alcuni tuoi sprazzi narrativi, sembra costellato da lotte sociali accese e contestualmente da diritti (in primis quello alla salute) sempre più elitari: pensi sia questo lo scenario che si prospetta per la nostra e per le generazioni a venire? In un quadro del genere, qual è la valenza di un gesto di ribellione, pur disperato ed estremo, quale quello di Raskol’nikov? E la valenza della bontà sconfinata e dell’abnegazione alla propria famiglia mostrata dalla bella Dunja?

Penso che stiamo assistendo a un preoccupante crescendo di squilibri economici, per colpa dei quali la classe media è sempre più a rischio povertà; un governo può scegliere di non contrastare questa rotta, ed è il caso dello sfondo politico di Delitto e castigo, oppure mettere in atto manovre di cambiamento, che portino a una società più egualitaria, e finché queste manovre non avranno sortito i loro effetti ridurre i danni con provvedimenti di assistenzialismo per i più disagiati.

Quello di Raskol’nikov è il gesto disperato di un intellettuale che ha perfettamente compreso tutte le sfaccettature del putridume che lo circonda, Dunja, incece, più che comprenderlo culturalmente lo subisce emotivamente, e a differenza di Raskol’nikov ha deciso di rispondere con il sacrificio, anteponendo la felicità altrui alla sua, a ben guardare anche la sua è una forma di ribellione.

Stai lavorando ad altri progetti? Puoi darci qualche anticipazione?

Al momento penso solo a ricaricare le batterie, ogni tanto pensando, ma in modo molto disimpegnato, a qualche spunto. Verso la fine di agosto sceglierò poi l’idea su cui lavorare.

 Grazie alla disponibilità dell’autore, e in bocca al lupo!

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