De Sanctis – Autoritratto per interposta persona

de_sanctis1Che il volume di Alfonso Nannariello – “De Sanctis – Autoritratto per interposta persona” – attenda al personaggio in modo originalissimo, lo si intuisce sin dal sottotitolo: le sottigliezze, gli «scarti», le “minuterie” contenute principalmente in “Viaggio Elettorale” e “Giovinezza” (“autoritratto” proprio perché le parole sono quelle testuali di De Sanctis) forniscono allo sguardo attento e impregiudiziale di Nannariello (è lui l’ “interposta persona”) indizi per una inedita indagine antropologica: la «radice umana» desanctisiana vien qui scavata attraverso materiale sinora trascurato dalla storiografia ufficiale.

«Antropologia radicale» è l’ambito gnoseologico in cui – per sua medesima ammissione – Nannariello agilmente si muove, laddove la radicalità, oltre ad essere studio dell’uomo ab originis, dunque, in senso verticale, ricerca dell’essenza antropologica profonda, sublima in sete di approfondimento, indagine circa il lato oscuro (cioè meno esplorato), volontà di “spingere oltre” lo sguardo, assenza di qualsiasi censura morale e religiosa che edulcori, accomodi, smussi contenuti “sconvenienti”; un’antropologia ch’è anche dunque investigazione orizzontale a tutto campo, «radicale» in quanto priva di compromessi, eventualmente irriverente, quando non eretica: in tal senso, intrinsecamente rivoluzionaria.

Nulla eccependo, si badi, circa le sue doti letterarie, nel libro in questione la personalità di De Sanctis si emancipa dallo storytelling affabulatorio e “mitologico” propinatoci negli anni della scuola, volvendo in “tipo umano” ossessionato dalla ricerca del consenso: nell’esperienza politica del Viaggio Elettorale e delle connesse istrioniche blandizie retoriche, ma anche nella condotta professionale; rilevante, in tal senso, il rapporto con gli studenti presso la scuola fondata a Napoli, laddove interpretava il mito di sè, anelando al riconoscimento da parte degli allievi – discepoli del proprio ruolo di “maestro” indiscusso.

La molla che ha spinto il morrese a voler emergere a tutti i costi, non sembra esser stata tanto economica, quanto prevalentemente edonistica, nell’appagamento derivantegli dall’altrui approvazione, nel conseguente senso di (presunta) superiorità sui coevi; non ultima, fra le peculiarità desanctisiane, l’urgenza di riscatto – morale e materiale – da quella terra irpina che gli era di fatto sconosciuta, in cui si sentiva – ed era considerato – alla stregua di “straniero” (non sopportava il «dover correre appresso alle ombre, tramonti e dirupi in paesi non civili», quegli stessi paesi del collegio di Lacedonia, in cui si vide “costretto” ad andar a cercar voti…).

Il vezzo di vestire qual “uomo del nord”, di sentirsi profondamente italiano (quantunque non avesse disdegnato incarichi e prebende anche in epoca borbonica), la fondazione in Parlamento della Sinistra «Giovane» (contrapposta a quella «Storica», e rispetto a questa intrinsecamente ed opportunisticamente “democristiana”, apertamente espressione degli interessi del padronato latifondista), il perorare – da uomo di governo – le ragioni dei Meridionali (ma solo ove non fosse troppo sconveniente farlo), non convinse pienamente gli elettori che, se nel 1865 lo bocciarono impietosamente, ancora nel 1875 gli tributarono una vittoria di misura, prevalentemente grazie all’endorsement dell’onorevole Michele Capozzi, irpino anche lui, nomato “Re Michele” in ossequio al chiacchierato “ascendente” che questo paracamorrista aveva sul territorio.

Come si vede dai suddetti spunti (il libro ne contiene vari altri), quelli che Alfonso Nannariello atomizza per poi estremizzare a derivarne “sintagmi caratteriali” sono scritti personali di De Sanctis, fatti e atti parlamentari, inoppugnabili in quanto tali: vien da chiedersi perché sinora nessuno abbia restituito la giusta dimensione all’uomo, e quale deontologia etico – professionale abbia presidiato la quantitativamente ragguardevole mole di studi al riguardo.

Era forse necessario arginare ed imbonire il malcontento meridionale dandogli in pasto un padre della patria “fatto su misura”, da emulare e celebrare nei decenni a venire?

E, interrogativo ancor più angosciante, quanti altri personaggi la Storia Patria (provvidamente approntata dai conquistatori savoiardi) ha voluto innalzare e quanti, invece, proditoriamente esecrare e/o condannare all’oblio, e in nome di quali interessi?

Basterebbero questi ultimi, dilanianti quanto scandalosamente tuttora insoluti quesiti, ad impreziosire l’opera di Alfonso Nannariello, la quale, scevra da ottusi apriorismi dogmatici, fulge coraggiosamente in direzione ostinata e contraria.

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One thought on “De Sanctis – Autoritratto per interposta persona

  • Grazie al recensore che, conoscendo l’opera di De Sanctis, ha correttamente letto il mio lavoro, non attribuendo allo scrivente quanto è stato lasciato dal pugno stesso del soggetto studiato.
    Utile sarebbe un’indagine che più realisticamente chiarisca quanto il recensore qui sollecita.
    Alfonso Nannariello

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