Love Kaputt

love kaputt 1In Love Kaputt Antonio Giugliano, dopo i racconti irriverenti di “Corpi”, conferma – se ancora ve ne fosse bisogno – la verve artistica originale, dissacrante, iconoclasta rispetto a tanta parte della produzione letteraria contemporanea.

Il volume incarna una prova eccellente da un duplice punto di vista: narrativo / formale, grazie all’orchestrazione di un ritmo sostenuto, incalzante, “veloce”, in grado di rapire il lettore dalla prima all’ultima pagina, d’un fiato; contenutistico / sostanziale, dando la stura ad un intreccio lineare e “pulito”, purtuttavia impreziosito da intuizioni psico-emotive profonde e mai banali, oltre che da choc imprevedibili e sapidi.

Marullo ed Elena vivono la loro storia d’amore seguendo due percorsi paralleli: dopo una prima fase in cui sembrano “anime gemelle”, l’amore di lei sfiorisce in pura formalità, finzione scenica, menzogna cronica; di pari passo, lui si affanna a tentare di capire, concedendo ostinatamente fiducia incondizionata alla compagna di vita, fino all’amara consapevolezza, cui segue una depressione apparentemente dimessa, ma radicalmente rabbiosa e spietata.

E’ storia di tradimenti, questa in cui Antonio Giugliano si cimenta; e di ossessioni, di impulsi animaleschi, di anime dilaniate all’interno di corpi che sono intrecci di vite empie e svuotate da ogni umanità, sino al colpo di scena finale, sapientemente costruito passo dopo passo, con l’efficacia indotta da flashback, flussi di coscienza in forma dialoghi interiori, apparenti nonsense tragici e subdoli…

Un libro superbo, ambientato in una periferia metropolitana – quella della provincia partenopea e casertana – barbaramente abusata nella (e dalla) indifferenza collettiva: in terra di camorra, una “gomorra dei sentimenti” che lascia in bocca il retrogusto stomachevole e dolciastro di un ineluttabile disfacimento interiore.

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