Intervista a Luca Bartolomei

Dopo aver letto la silloge di poesia “L’inganno e altri racconti”, l’autore Luca Bartolomei ha risposto così alle nostre domande.

Innanzitutto, una curiosità: riportando nel titolo proprio “l’inganno” vuole in qualche modo sin da subito sottolineare che trattasi di racconti fondati su “doppiezza”, “sorpresa”, “imprevedibilità”, o cos’altro?

Non ritengo ci sia un racconto più significativo rispetto agli altri, anche se quello al quale sono più legato è “La visione d’insieme”. Ho scelto di usare “L’inganno” nel titolo del libro in quanto, legato al resto del titolo, mi suonava meglio rispetto agli altri titoli.

Molti fra gli autori di racconti mantengono le narrazioni ben slegate, autonome fra loro; da cosa, invece, deriva la tua scelta di far ricomparire – quasi ciclicamente – alcuni personaggi, pur inquadrati attraverso diverse prospettive comportamentali? E’ un modo come un altro per mostrare la poliedricità – qui declinata negativamente – dell’essere umano?

Nel definire la struttura dei racconti ho cercato un tema che li potesse unire e l’ho trovato nell’ambiguità dell’essere umano. Il fatto di riproporre gli stessi personaggi mi è sembrato in linea coi miei propositi.

Perché scegliere la forma del racconto, se i personaggi agiscono all’interno di una “piattaforma narrativa” comune? La narrazione episodica ti è forse più congeniale?

In realtà la scelta del racconto è legata soprattutto alla mia esperienza come autore. Ho tenuto conto delle impressioni avute durante la scrittura del primo romanzo e ho pensato che il racconto breve fosse più adatto, data la mia ancora scarsa esperienza come autore. Riprendendo la precedente risposta, il tentativo di trovare un tema comune ai vari racconti aveva anche lo scopo di cimentarmi con una forma di narrativa più semplice del romanzo, ma nell’ottica di giungere a quest’ultimo in un prossimo futuro.

Ovunque, nella silloge, mostri grande lucidità e ottima cifra narrativa in quella che è una sottile ma pervicace e inappellabile analisi (critica) dell’opportunismo, della furbizia, della falsità umana (tanto in campo pubblico / politico quanto personale / intimo): pensi che la società odierna – con le regole che le appartengono – abbia incoraggiato o  disincentivato tali atteggiamenti?

Ritengo che la mia conoscenza della società attuale e di quelle precedenti, non sia tale da permettermi di rispondere adeguatamente a questa domanda. Ci sono però , almeno al giorno d’oggi, dei comportamenti comuni a più contesti che sono, a mio avviso, davanti agli occhi di tutti. Per scrivere i miei racconti sono partito dalla descrizione di questi comportamenti, cercando al contempo di non esagerare in presunzione nel voler leggere tra le righe di questi ultimi.

La tua narrazione mostra un’attenzione formale invidiabile, preziosa se non imprescindibile nella resa complessiva del volume: quanto incide, per te, il famoso labor limae di oraziana memoria nella realizzazione di un’opera d’arte; e quanto conta lo spunto, l’ispirazione, l’idea?

L’ispirazione che posso avere dall’assistere a una scena di vita comune è quasi sempre il punto di partenza. Il labor limae è certamente presente, in quanto utile a ottenere una narrazione che sia di facile lettura. Per me al centro del racconto devono stare e rimanere i personaggi e le loro storie. L’esercizio di stile fine a se stesso non m’interessa.

Hai altri lavori nel cassetto? Puoi darci qualche anticipazione?

Sto lavorando a un altro libro ma sono ancora molto in alto mare. Preferirei non dare anticipazioni.

 Grazie alla disponibilità dell’autore, e in bocca al lupo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *