Intervista a Riccardo Grechi

Dopo aver letto la silloge di poesia “Nell’arte dell’io”, l’autore Riccardo Grechi ha risposto così alle nostre domande.

 Come mai hai scelto, per esprimere te stesso, la forma poetica, o per meglio dire aforistica? Qual è, per te e per la tua sensibilità, il valore aggiunto di formule testuali brevi e caustiche?

Mi definisco una persona razionale e pragmatica quindi portata più al fare che al dire. Nella mia vita ho sempre svolto molte attività (anche contemporaneamente) perciò ho dovuto sviluppare un forte senso della sintesi. Possiamo dire che la preferenza della forma aforistica è innanzitutto una scelta dettata dal mio carattere.

Inoltre sento più vero e carico di valore un concetto espresso con pochi e mirati termini. Penso che protrarsi troppo nello scrivere porti a diluire, poco a poco, il concetto che si vuol esporre fino a disperderne completamente il significato. Infine usando pochi termini è come se il lettore fosse costretto a ragionare sui miei scritti, ad elaborare ciò che legge e, perché no, distillarne un significato tutto suo.

A cosa è legata la scelta – fortemente evocativa – di connotare lo sfondo delle pagine “anticandole” con “macchie” e venature? Intendi forse dire che le tue parole sono “sporche” di realtà?

Le trame scelte per le pagine di “Nell’arte dell’io” (variano ciclicamente ogni sei pagine) hanno dato un valore aggiunto all’impaginazione del libro stesso ma è stata solo una conseguenza di una mia scelta, non il motivo. L’idea di base era di riprodurre una grafica che mi riportasse a tutte quelle svariate e molteplici situazioni in cui mi sono ritrovato a scrivere. Conservo ancora pagine di diario in cui trascrivevo i miei pensieri, fogli stropicciati, segnalibri e qualsiasi altra cosa mi capitasse sotto mano utile al poter imprimere, nero su bianco, l’idea di quel momento. Sì, possiamo dire che quelle trame rimandano alle diverse realtà con cui sono nati i miei aforismi.

Puoi spiegarci il perché – a fronte di un testo molto sobrio – hai scelto di inserire la parola “arte” nel titolo? Ed a cosa è legata la scelta di suddividere i componimenti (che non hanno titolo proprio) in dodici capitoli, ciascuno intitolato?

L’atto di esistere, teoricamente, non è fine al solo fatto di essere in vita. Esprimersi, concepire e riflettere sono fattori che presuppongono un modo di essere, una volontà che, presumibilmente, sfocia in una peculiarità di ognuno di noi. Parlo dei modi in cui ci rapportiamo con il prossimo, come ci esprimiamo e le nostre preferenze. Molti lo chiamano carattere, per me è l’arte dell’esistere, l’arte del proprio io. Definisco questo libro un’autobiografia ermetica appunto per questo: rappresenta una delle prospettive artistiche con cui esprimo il Mio Essere.

Riguardo i capitoli, invece, questi sono dodici quanti gli anni impiegati per concludere questo mio primo libro. Il termine scelto per ognuno di essi identifica un particolare passaggio nella mia evoluzione dai miei diciassette anni di allora agli attuali trenta.

Quali sono le tue fonti di ispirazione, non solo in campo letterario, ma anche musicale, cinematografico e teatrale? Qual è il rapporto fra la tua passione per la batteria e la redazione dell’opera?

Ho sempre tratto ispirazione non tanto da altre forme d’arte quanto dalle persone, dagli eventi e dalla mia quotidianità. A volte concepisco lo scrivere come forma complementare alla mia passione principale, la musica, mentre altre volte un mezzo più vicino a ciò che voglio esprimere. Per quanto mi riguarda non esistono mezzi comunicativi assoluti ma esistono solo persone in grado di concretizzare in modo esauriente il proprio messaggio con l’arte che, in quel frangente, più gli si addice.

Hai altri lavori nel cassetto? Puoi darci qualche anticipazione?

Da qualche tempo mi sto cimentando nella stesura di un romanzo e, come sempre, continuerò a scrivere pensieri ed aforismi; non escludo quindi un secondo capitolo di “Nell’arte dell’io”.

Grazie mille per il supporto e il tempo dedicatomi. Un saluto a tutto lo staff.

Grazie alla disponibilità dell’autore, e in bocca al lupo!

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