Profondità primitive

profondita_primitive 1Gianfranco Sorge riversa la propria professionalità, esperienza, sensibilità psicanalitica in un libro che – dell’introspezione – fa il proprio vero e insostituibile punto di forza.

Il suo Profondità primitive richiama sin dal titolo i due elementi – principali nonché qualificanti – dell’opera: la profondità e lo spessore psicologico della protagonista, Eleonora, e l’istintività, incontrollata e incontrollabile, di certe passioni che vengono risvegliate da insight (dunque improvvise e lancinanti) indotti da fenomeni esterni, prettamente fisici (e fisiologici, aggiungeremmo).

Quel che lega la suddetta Eleonora – borsista in filosofia e pittrice per passione – e Ruggero – chirurgo di successo – è innanzitutto autentico desiderio: uno sguardo furtivo, un tremore incontrollato, un rossore inconsapevole in occasione di un banale, piccolo incidente d’auto, sono sintomi – prima per lei, poi per lui – di “pura” attrazione; la dolcezza, l’empatia, il piacere del tempo insieme vengono dopo (ma solo in senso cronologico, non certo in quanto a importanza!).

Se la storia d’amore è quella di tanti innamorati (fortunati, visto il lieto fine), invece decisamente sorprendente, piacevole e inconsueta è la quantità di “informazioni” psicologiche circa la protagonista, fornite dall’autore al lettore: ci si muove fra considerazioni (e autoconsiderazioni) psicologiche sulla (e della) ragazza, sino a citazioni filosofiche (quella, ad esempio, mirabile fra “uomo etico” ed “esteta”, ascrivibile a Kierkegaard), flashback e interpretazioni dei sogni in chiave psicanalitica, a comporre un quadro di rara, puntuale abbondanza.

Un libro per quanti amino la connotazione dei personaggi più che l’intrico della trama, in certi passaggi illuminante tanto per i “profani” quanto per gli “addetti ai lavori” della psicoterapia.

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