Intervista a Paola Di Nino

Dopo aver letto il romanzo “Condannati a morte”, l’autrice Paola Di Nino ha risposto così alle nostre domande.

Il romanzo, sin dal titolo, ha un forte impatto emotivo; ciò che da esso non ci si aspetta è invece l’induzione a riflettere circa tematiche di grande spessore sociale: pena di morte, violenza nelle carceri, sadismo dei carcerieri… quali le motivazioni alla base della scelta di affrontare argomenti così “delicati”?

Quando io stessa leggo un libro, mi piace lasciarmi coinvolgere dalla storia e dai personaggi, e mi piace soprattutto quando alla fine mi lascia qualcosa su cui riflettere, qualcosa che spinga oltre la lettura. Quando una notte ho fatto un sogno in cui ho incontrato il detenuto Koray (divenuto poi protagonista del mio romanzo) nella sua cella di isolamento e mi ha raccontato la sua storia, è stato allora che mi sono resa conto di dover scrivere questo romanzo dai temi di grande spessore sociale.

Qual è la tua opinione su pena di morte e umanità nelle carceri? E in generale sulla condizione dei detenuti, in particolar modo extracomunitari, o ancora donne?

Il mio romanzo non esprime in alcun modo un’opinione sulla pena di morte, perché in realtà non ne ho una ben definita. Ma sicuramente penso che, per quanto difficile possa essere, si debba rispettare la dignità dei detenuti, di qualunque sesso, religione e provenienza.

Pensi sia davvero possibile “rieducare”, e, se sì, in Italia siamo dotati di volontà, competenza e organizzazione adeguate?

L’art. 27 della Costituzione Italiana dice: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Condivido l’importanza della rieducazione e del fatto che si debba usare ogni risorsa disponibile per cercare di recuperare quello che di buono si nasconde dietro un detenuto. Ho incontrato persone che credono in questi valori e che ne fanno scopo nel loro lavoro nei penitenziari. Dai giornali i dati riportano che in Italia le carceri sono sovra affollate e quindi non credo ci siano organizzazioni adeguate per adempiere a questo compito, ma spero che ci sia almeno la volontà.

Come mai hai scelto che la narrazione avvenisse in prima persona, per bocca dell’unica carceriera donna del penitenziario? Forse è un modo per dire che la pietà è essenzialmente femminile?

La narrazione in prima persona è una scelta basata sul fatto che penso aiuti il lettore a identificarsi meglio con la protagonista, come se fosse lui stesso a viverne la storia. La scelta di rendere la protagonista l’unica guardia carceraria donna è nata dalla volontà di marcare il dramma, la storia d’amore con il detenuto, la sensibilità che solo una donna ha nel vedere un’altra donna privata della sua dignità, maltrattata e lasciata sola a se stessa. La pietà non è soltanto femminile, ma penso che possa essere talvolta più spiccata in una donna, data la sensibilità più elevata di fronte a certi temi e aspetti.

Soltanto l’amore può superare l’ingiustizia e la morte, sembri suggerire nel finale: un messaggio di speranza a oltranza, come la ginestra che cresce sulla roccia di leopardiana memoria?

Nonostante la tragedia che si sviluppa su tutti i fronti e in tutte le pagine del romanzo, il messaggio di speranza è quello che voglio esprimere e lasciare nel cuore di tutti i lettori. Un messaggio che anche nel buio, nell’infelicità profonda, nelle difficoltà, ci sia sempre una luce in fondo al tunnel pronta a darci conforto. Che possa essere l’amore in senso di famiglia, l’amore verso un figlio, l’amore verso se stessi, nella natura, l’amore in senso assoluto. Non bisogna mai arrendersi, mai farsi prendere dallo sconforto, perché si esce da ogni brutta situazione se si ha il coraggio di farlo e di prendere in mano la propria vita.

Hai in serbo altri lavori letterari in futuro? Se sì, puoi anticiparci qualcosa?

I buoni risultati e le soddisfazioni ottenute da “Condannati a morte” mi hanno spinto a continuare a credere in questa mia passione e a dedicarci tutta me stessa. Pertanto è in programma nel 2017 l’uscita del mio secondo romanzo, su cui purtroppo ancora non posso anticipare nulla se non che sarà una storia avvincente da non perdere.

Grazie alla disponibilità dell’autrice, e in bocca al lupo!

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