Sensibilità

sensibilita1Sensibilità del giovane Roberto Di Molfetta è un libro difficilmente categorizzabile secondo lo schema dei generi letterari tradizionali: diario intimo, ricerca filosofica, gusto per l’aneddoto e per l’ “avallo” storico sono tutte “forme” che gli si addicono.

Il tema del libello, declinato nella variabilità su elencata, è la “sensibilità” del titolo: l’autore parte dal concetto canonico, distinguendo fra una sensibilità attiva (“cura”, attenzione per le cose del mondo) e una passiva (permeabilità – e fragilità – rispetto a qualsivoglia emozione) per approdare alle conseguenze dell’esser sensibili nella quotidianità, traendo spunto dal proprio vissuto e da frammenti ricavati dagli scritti di grandi pensatori (Jung, Baudelaire, Leopardi, D’Annunzio, Osho, Shopenhauer).

Viene fuori un semplice e verosimile affresco della sensibilità, ch’è sì bellezza e ricchezza (per il sentire “aumentato” di cui si gode) ma al contempo prigione e miseria del cuore (per la condizione di solitudine, asocialità, incomprensione triste e dolente verso le cose degli altri umani): proprio l’essenza più intriseca dell’umanità, il baluardo ultimo contro il grigiore soverchiante, è paradossalmente vista dai più fra gli umani quale “debolezza”, e come tale mascherata (per chi ce l’ha), altrui derisa o quantomeno incompresa.

Come uscir vivi da siffatta condizione di “sovraesposizione intima”, per chi è sensibile? L’autore ne suggerisce almeno due: l’Amore, che per sé stesso dichiara tuttavia fuggire dopo una delusione cocente, e la musica, intesa come forma di arte e di bellezza che riappacifica l’animo conducendolo alle soglie dell’infinito.

Uno scritto delicato e vero, per mettere il lettore in guardia dal “pensar troppo e sentir poco”, un appello al rispetto dell’altrui delicatezza, un inno al valore taumaturgico dell’arte.

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