Intervista a Massimiliano Irenze

Dopo aver letto il romanzo “Atman – Predatori dell’Inconscio”, l’autore Massimiliano Irenze ha risposto così alle nostre domande.

Sin dal titolo – “Atman”, è in sanscrito “essenza”, “soffio vitale” – il tuo libro si presenta come saldamente ancorato a saperi passati, che pochi fra il grande pubblico conoscono: da cosa la scelta di sottolineare questa caratteristica più che il carattere fantascientifico, che pure è parte integrante e costitutiva del tuo libro?

Intanto mi piaceva il suono di questa parola, anche se ora devo subire spesso battute sulla sua somiglianza con Batman o Antman! Ingenuamente, non ho pensato all’importanza di caratterizzare il romanzo entro un genere ben definito e ho seguito soltanto le mie fantasie creative. Mi appassionano sia la filosofia orientale che l’ambito ufologico e così ho messo insieme le due cose. Inoltre, chi arriva a leggere il finale capisce che la contrapposizione tra Atman, universo interiore, e Brahman, universo esteriore, è fondamentale nella vicenda.

La cosmogonia di matrice aliena presentata dall’ufologo nella parte finale del volume è frutto di fantasia o è quanto l’ufologia “ufficiale” sostiene? Ritieni, dunque, che la specie umana davvero sia un “sottoprodotto” alieno?

Quella parte è una rivisitazione di quanto realmente sostenuto dallo studioso di testi sumeri: Zecharia Sitchin. Lungi da me sostenere a spada tratta la veridicità di quanto egli sosteneva però sono possibilista. Ma tutto ciò che ho scritto è da ritenersi solo narrazione romanzesca.

Dove ti sei documentato circa l’inquietante fenomeno dell’abduzione, e qual è la casistica disponibile in tal senso? Quali fonti consigli di consultare a chi voglia approfondire l’argomento?

Ho letto diversi libri riguardo a ciò prima di scrivere Atman. Libri di Pablo Ayo, di Pinotti, responsabile del centro ufologico nazionale ed ex ufficiale dell’esercito e anche libri del CICAP, per avere un punto di vista più scettico. I casi di abduction più eclatanti sono sicuramente quelli di: Travis Walton, Linda Napolitano, i coniugi Hill e qui in Italia di Pier Fortunato Zanfretta.

Molti, oggi, parlano del NWO (Nuovo Ordine Mondiale): pensi che questo fantomatico nuovo ordine abbia a che fare anche – o soprattutto – con esistenze aliene? E se sì, esse che ruolo hanno nelle coeve società “democratiche”?

Conosco queste teorie ma ripeto, pur pensando che non ci sia limite al possibile, lungi da me fare di Atman un manifesto anti complottista. Noi possiamo conoscere la realtà globale soltanto attraverso i canali di informazione a nostra disposizione ed essi ci bombardano con le informazioni più diverse e contrastanti e noi possiamo soltanto districarci faticosamente entro questa selva di dati cercando una verità che probabilmente non conosceremo davvero mai. Io, per scrivere il romanzo, ho scelto quella che più si prestava ad un racconto mozzafiato.

La teoria che vede Torino al vertice di due triangoli – uno di magia bianca, uno di magia nera – su quali conoscenze si fonda?

Torino è stata visitata da un sacco di popolazioni che hanno lasciato qui le loro tracce culturali e, con esse, le loro tradizioni superstiziose e le loro credenze magiche e scaramantiche, ad esempio quelle celtiche. Credo che il sedimentarsi e l’intrecciarsi di tali credenze si sia rafforzata ancora di più con i movimenti spiritualisti del dopo guerra e i movimenti new age e settari degli anni ’70.

La disposizione geografica di congregazioni “buone”, ossia movimenti spiritualisti promotori di pace e benessere, e i flussi relativi a tali movimenti hanno determinato il “triangolo della magia bianca”; quelli relativi invece alle sette sataniche si sono mossi lungo “il triangolo della magia nera”. Torino, per non farsi mancare niente o per manie di protagonismo, è presente in entrambi.

Secondo alcune teorie, ciò è legato in parte alla presenza di molti siti sotterranei che hanno funto da richiamo per i movimenti settari; secondo altri, è stata la sua collocazione geografica e il suo essere tra due fiumi, il Po e la Dora, che l’ha posta in un contesto dualista interpretato come sole/luna, bene/male, etc. Il suo essere simboleggiata da un animale cornuto, il Toro, avrebbe richiamato l’analogia con il diavolo e, infine, l’aspetto spettrale di alcuni suoi scorci e la passata presenza in città di personaggi ed eventi “particolari” avrebbe ulteriormente messo un’etichetta “maledetta” su questa città (vedi: Nietschze che ha perso la ragione in piazza San Carlo salendo in groppa al monumento del cavallo, il “mago” inquietante Gustavo Adolfo Rol, la fissazione del regista horror Dario Argento per questa città e i molti scrittori “dannati”).

Come ti è venuta in mente l’idea di portare insieme più narrazioni parallele per poi dar loro un unico risvolto finale?

Mi piace il ritmo narrativo che questa scelta genera. Come scrittore, stare ad esempio tutto il tempo su uno stesso personaggio mi opprime un po’ ma mi sto sperimentando attualmente su un romanzo di questo tipo, con fatica. Credo l’idea mi sia arrivata da alcune lontane letture dell’adolescenza, Stephen King e Dean Koontz in particolare. Nella scelta di un protagonista della storia, avevo in mente diversi potenziali personaggi e alla fine ho deciso di inserirli tutti rinunciando ad un vero e proprio protagonista.

Quale sarà l’oggetto del tuo prossimo lavoro letterario? Puoi anticiparci qualcosa?

Uno, già concluso ma ancora da pubblicare, riguarda una storia d’amore malata in cui i protagonisti sono persone non risolte che riescono soltanto a fare del male all’altro mentre cercano, a modo loro, di amarlo.

L’altro, ancora in lavorazione, è una roba un po’ più complessa. Un contesto un po’ onirico, sullo stile dei film di David Lynch, per capirci, ma un po’ più lineare.

Grazie alla disponibilità dell’autore, e in bocca al lupo!

Grazie a voi…e crepi il lupo!

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