Capitalismo a doppia valvola di sicurezza

capitalismo 1Se esiste un modo per rendere comprensibile ai più – senza mai banalizzare, bensì semplicemente “smontando” pezzo per pezzo artate sovrastrutture tecnicistiche – i fenomeni economici contemporanei, Ermanno Cavallini – e con lui le altre persone coinvolte nel progetto – l’ha senza dubbio trovato.

“Il Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” è un libro innovativo, dunque, innanzitutto in ciò: il lettore viene introdotto nella maniera più “naturale” possibile all’interno di teorie economiche (aventi enormi risvolti psicosociali) apparentemente inaccessibili ai profani; innovativo è anche il metodo: una scrittura collettiva e dinamica (secondo un approccio open source), grazie alla possibilità di interscambio continuo offerta dai social.

Il volume prende spunto dagli studi di Easterlin del 1974, comprovanti una verità disarmante: all’aumentare del reddito, la felicità aumenta sino ad un certo punto, dopodiché , anche se il reddito seguita a crescere, essa inevitabilmente cala: il denaro è cioè necessario (in quantità “ragionevole”) ma non sufficiente a garantire una qualità di vita soddisfacente, la quale si realizza ove sia effettiva la possibilità di godere del reddito prodotto (ma se il lavoro occupa fino a 16 ore al giorno, quantunque si guadagnino cifre da capogiro, come si fa ad essere felici?).

Quindi il BIL (Better Life Index, esaminante anche parametri non strettamente economici, fra cui: partecipazione civile, istruzione, ambiente, salute, ecc.) deve sostituire l’attuale PIL quale indicatore di benessere e soprattutto va utilizzato un approccio economico “collettivo” e “collaborativo” che riequilibri quello coevo, parossisticamente individualistico e competitivo: occorre comprendere che – anche a causa della globalizzazione – l’economia e la società di oggi è quanto mai complessa, ed ogni azione collettiva locale provoca inattesi cambiamenti (anche più avanti nel tempo) a livello macro (si tratta del cosiddetto “effetto farfalla”).

Tuttavia, qual è la “soglia critica” in grado di ingenerare cambiamento? Come fare a raggiungerla?

Cavallini propone la costruzione di una rete sociale (fondata su relazioni interpersonali efficaci e teleologicamente motivanti) intesa a raddrizzare le storture del capitalismo selvaggio, e che soprattutto aggiorni il proprio “schema mentale di riferimento”, evitando che le moderne tecniche manipolatorie di massa (tramite i “piccoli passi”, che fanno accettare alla popolazione cose inaccettabili semplicemente proponendole gradatamente) obnubilino le capacità critiche soggettive e dunque neutralizzino il potenziale “rivoluzionario” della rete stessa.

Le “valvole di sicurezza” necessarie a limitare e gestire la forbice sociale sono due: da un lato, un reddito di cittadinanza a sostegno delle fasce più deboli (che testimoni la volontà di “non lasciare indietro nessuno” da parte dei più agiati, ingenerando sentimenti di inclusione); dall’altro, una “soglia di massima ricchezza” (in proporzione di 40 a 1 rispetto al reddito di cittadinanza), variabile a seconda dell’andamento macroeconomico nazionale e raggiungibile tramite tassazione IRPEF (quindi si intendono escluse dalla tassazione le aziende, in quanto produttrici di ricchezza; né, d’altronde, trattasi di patrimoniale, essendo esclusi da tassazione i patrimoni già acquisiti).

Circa la soglia di massima ricchezza, va notato che ha ragione di esistere per tre motivazioni: gli oltremodo ricchi cessano di investire nell’economia reale, privilegiando la finanza (“tossica” per il sistema nel suo complesso), e se anche espatriano, l’economia non ne risente in maniera significativa; d’altro canto, si è visto come oltre un certo limite la ricchezza ingenera infelicità e la cosiddetta “sindrome di Hubris” (arroganza e presunzione, a danno di quanti si relazionano col soggetto in questione); infine, la vera ricchezza è quella prodotta dalla classe media, l’unica che ha davvero interesse a reinvestire nell’economia reale.

Quella proposta da Ermanno Cavallini è, in fin dei conti, una “bomba nucleare nonviolenta” (disinnesca la tossicità della finanza e lo strapotere economico delle lobbies, con conseguente mancata corruzione verso il mondo politico), che adduce studi importanti (Ruskin, Carlo Rosselli, Lelio Bassi, Adriano Olivetti, Stiglitz, Piketty…) a sostegno di una intuizione semplice e “geniale”, con l’auspicio che divenga presto un “meme” (“oggetto di conoscenza” che si espande a catena esponenzialmente) in grado di far vivere meglio ciascuno di noi.

Il libro è piacevole e scorrevole, mai prolisso, puntuale, consigliatissimo a quanti vogliano capire una buona fetta del mondo in cui viviamo; unico neo, il mancato inserimento della questione del signoraggio bancario nell’architettura teorica complessiva.

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