Intervista a Fabio Girometta

Dopo aver letto il suo romanzo “Scassy”, l’autore Fabio Girometta ha risposto così alle nostre domande.

Innanzitutto, perché scrivere un romanzo destinato ai bambini? Quanto la tua vita privata ha inciso nella definizione del target di questo lavoro?

Sono fermamente convinto che l’infanzia sia il periodo nel quale ciò che ciascuno di noi vive e sperimenta influenzi il carattere e il modo di affrontare la vita soprattutto nelle relazioni con gli altri. Come tale, questo momento così importante, penso vada tutelato il più possibile.

La mia vita privata ha inciso moltissimo nella scelta di scrivere un romanzo per bambini.  Avendo una figlia ancora di quell’età, ho sempre cercato di rispondere alle sue domande sul mondo che ci circonda abbellendo la risposta con elementi e risvolti fantasiosi. Questo  al fine di farle affrontare gli eventi della sua infanzia, da quelli più frivoli a quelli più difficili ed impegnativi, con un sorriso. Lo scopo era ed è tutt’ora quello di stimolare la sua fantasia, il ragionamento ed il senso critico; e, soprattutto, cercare di farle vivere al meglio questo delicato periodo.

In tale contesto mi sono per così dire allenato a “raccontare storie”. Alcuni mesi fa una mia amica mi ha incoraggiato a metterle su carta. E’ stata per me una sfida, avendo io  tra l’altro una formazione  tecnica e non classica o umanistica; comunque, Scassy è il risultato del mio esperimento.

Scassy ha la tempra di una nonna anziana ma ancora vitale, la nonna che ogni bambino vorrebbe avere: perché scegliere per questo ruolo un’auto animata e non una persona in carne ed ossa?

Un’auto animata è un giocattolo, è accattivante per un bambino. Un’auto animata anziana, un po’scassata, un po’ stralunata e fuori contesto è un giocattolo che sprigiona tenerezza: non è reale e, come tale, può fare cose fantastiche, come ad esempio andare sulla Luna, ma al tempo stesso avere in sé tutto il calore di un essere umano.

Pensi che oggi la figura dei nonni sia socialmente riconosciuta in modo adeguato? Cosa rimane del tempo in cui anzianità equivaleva ad esperienza e – non di rado – a saggezza riconosciute dalla comunità di appartenenza?

Io sono cresciuto, più di quaranta anni fa, in una “corte” della periferia di Milano. Ho trascorso gran parte dell’infanzia con la nonna materna; o meglio, ho trascorso l’infanzia con le nonne e i nonni  della comunità  che la corte delimitava. Essere a contatto con chi aveva vissuto le privazioni e le brutture della guerra mi ha insegnato che le cose più vere sono quelle più semplici e che si può vivere sereni anche con poco. Il ruolo di questi nonni non era solo importante, era essenziale,  per la crescita e la formazione di una nuova generazione.

Mi piacerebbe che anche oggi i nonni potessero avere quel ruolo ed è quello che auspico per tutti i bambini. Ma le cose, oggettivamente,  sono molto cambiate e la vita è più complicata; i bambini stessi hanno molti più impegni e ricevono sollecitazioni ed un bombardamento di informazioni da una miriade di fonti. Con questo non voglio demonizzare i nuovi mezzi di comunicazione, ma talvolta troppa informazione disorienta, fa perdere l’attenzione, il “focus” sui valori di base; ed i riferimenti, talvolta, possono diventare personaggi digitali creati ad arte. Ed è così che i nonni, spesso e purtroppo, vengono relegati al mero ruolo di “parcheggiatori” di bimbi quando i genitori non ci sono. Le loro potenzialità, la loro “saggezza”, non viene ascoltata e sfruttata quanto si dovrebbe.

E i nipoti, come sono cambiati rispetto alle generazioni passate? Esiste davvero quel senso di rispetto frammisto a tenera complicità che – ad esempio, nel tuo romanzo – la piccola Giulia ha con la vecchia Scassy?

Io credo che i bambini siano delle spugne pronte a recepire tutto ciò che li circonda, sia nel bene sia nel male. Questo vale ora come in passato. La complicità con i nonni non dipende dai nipoti; si crea se gli adulti sono disposti a mettersi in gioco dedicando del tempo ed ascoltando le necessità dei piccolini. Ma questo vale, a maggior ragione, anche per i genitori e per tutti coloro che hanno delle responsabilità verso i bambini.

La polvere di luna che citi nel libro è una trovata estremamente poetica: quanto è importante il senso di “magia”, fantasia, sorpresa nei testi per i più piccoli?

E’ l’incanto. E’ il rimanere a bocca aperta di fronte ad una cosa inaspettata. Ma è l’ingenuità e la purezza d’animo di un bambino che rende il fatto inaspettato magico.

Il mondo che descrivi è puro, innocente, scevro da personaggi e sentimenti negativi: quanto pensi per i bambini sia importante avere un universo valoriale di riferimento totalmente positivo? Cosa pensi di quei libri, cartoni animati o film che – pur destinati ai più piccoli – hanno in sé – pur se in nuce – il seme della violenza e della “corruzione”?

I cartoni animati a cui ti riferisci non mi piacciono. Non per questo vieto a mia figlia di vederli; piuttosto, cerco di farla ragionare su quello che sta vedendo, cerco di farle maturare un senso critico riflettendo se l’individualismo e la violenza, presenti ma mascherati, di certe produzioni, siano i giusti valori da perseguire nella vita.

Il mondo di Scassy è volutamente positivo; ma, perché no? Perché non proteggere i più piccoli in un momento così delicato della loro esistenza? Un messaggio positivo a quell’età, di rispetto e senso civico,  può essere rasserenante e forse di aiuto nella crescita.

Grazie alla disponibilità dell’autore, e in bocca al lupo!

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