Io non amo

io non amo jacopo lupiIl contenuto del bel libro di Jacopo Lupi è tutto condensato nel titolo, caustico e di sicuro impatto emotivo: “Io non amo”.

Contrariamente ad una letteratura coeva troppo spesso appiattita sull’elemento “magico”, sulle lusinghe, sui “sogni” dell’amore (sempre più – riduttivamente – identificato con la sola infatuazione), l’autore, attraverso una narrazione intima – talora solipsistica – esaltata dall’utilizzo della prima persona narrante, dà vita ad un diario “iperpersonale”, specchio fedele e poliedrico, più che affresco manieristico e stereotipato, di quei moti interiori in cui ciascuno può, anche solo per brevi momenti della propria esistenza, senz’altro ritrovarsi.

Davis, il protagonista, è un ventitreenne che, nonostante una vita “normale”, passa da una relazione all’altra (il tempo di un “pacchetto di preservativi”) restandone puntualmente insoddisfatto, persino disgustato e impaurito, perennemente famelico di un quid che nemmeno riesce a identificare, prostrato da attacchi di emicrania, da crisi di pianto, amari frutti di pensieri angoscianti e ossessivi; la ricerca ininterrotta e vana lo induce ad un senso di frustrazione che finisce per abbrutirlo, costretto com’è a vivere un incubo che si rinnova nel quotidiano, senza alcuna prospettiva risolutiva, stretto in un mondo che – fatta eccezione per Claudio e Michela, i due migliori amici – non gli offre stimolo alcuno.

Il libro, in alcuni tratti lento, perifrastico, apparentemente “pindarico” rispecchia fedelmente il concetto di tempo come “flusso”: un tempo “elastico”, che si dilata o si contrae a seconda del grado di soddisfazione e di interesse con cui lo si vive; il finale del romanzo è in tal senso sorprendente, con un colpo di scena che riabilita il protagonista e allo stesso tempo gli impartisce una lezione di vita tanto vera quanto semplice: la sobrietà dei costumi, il contatto con la natura, la comunione coi simili sono linfa ineludibile di un’esistenza appagante e serena, ove il superfluo non trova spazio a tutto vantaggio dell’essenziale.

Una fantasia fervida, quella di Jacopo Lupi, per un volume mai scontato, di lettura piacevole grazie ad un sense of humor particolarmente presente nella prima parte del romanzo, cui si accompagna un sapiente utilizzo di corsivati atti ad esplicitare i pensieri più reconditi del protagonista, a testimonianza di una indagine psicologica profonda e significativa; infine, su tutto, uno spaccato acuto e veritiero sulla vacuità di tante esistenze contemporanee, semplicemente “perse”.

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