Le dimissioni di Osvaldo Giustozzi

le dimissioni di osvaldo giustozziRoberto Del Balzo è autore sorprendente: Le dimissioni di Osvaldo Giustozzi è innanzitutto osservazione attenta e critica dell’animo umano contemporaneo, del “vivere sommerso” cheto e scevro da qualsiasi picco emozionale, della quotidianità routinaria e asfittica che avvolge e annichilisce ciascuno, annegandolo nella melassa indistinta di una società lobotomizzante e fintamente rassicurante.

Il protagonista, redattore di lungo corso presso la nota rivista Rivality Square – infarcita di pubblicità, luoghi comuni e di tutto quanto blandisca il pubblico inducendolo all’acquisto – comincia a “sentirsi smarrito, un uomo che raschia il tempo impotente, decolorato come l’autunno, con addosso quella sensazione di destinazione finale che inchioda qualsiasi iniziativa”: uno cui hanno “derubato la vita al costo di uno stipendio mensile”.

E’ sposato da anni in un matrimonio sterile di figli e di gioie, ingrommato da ritmi uguali e pedissequi, che partoriscono rituali inusuali (la “doppia sveglia” mattutina è uno di questi): la vita coniugale finisce per essere una gabbia peggiore – in quanto da essa ci si aspetterebbe senso e profondità semantica – di quella lavorativa.

In redazione, Michele Mastroni è il collega con cui Osvaldo ha più screzi: vacuo, arrogante e saccente, compiaciuto nel creare zizzania e ridicolizzare quanti cadano nella sua tela; un uomo non più giovane, ridicolo nel proprio voler apparire “maschio dominante”, essendo affatto incapace di partorire altro fuorché aperitivi e cocktail con gli amici – sempre gli stessi, come lo stesso è il locale – , nella speranza (vana) di approcciarsi alle donne le quali, nonostante le spacconate millantate, gli restano scostanti e inarrivabili.

Giuseppe Infascelli è la vittima preferita di Mastroni e dell’intera redazione: dimesso, trasandato nei modi e nell’abbigliamento, silenzioso e persino, se potesse, “trasparente”; pure, persona intelligente e complessa, al punto che lo stesso Osvaldo, suo strenuo difensore a fronte delle angherie dei colleghi, non lo capisce per bene sino all’ultimo, insospettabile e geniale colpo di scena.

Un libro che si presta ad una lettura stratificata: da un lato, tesa a gustarne la trama fluida e la splendida forma; dall’altro, atta a soffermarsi e prendere spunto dalle considerazioni pseudofilosofiche di un “uomo qualunque” – Osvaldo Giustozzi – che ha deciso di riscattarsi, facendo un “salto nel buio”, in ciò tuttavia cominciando davvero a vivere.

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