Intervista a Diana J. Stewheart

Dopo aver letto il suo libro “La notte della pantera”, l’autrice Diana J. Stewheart ha risposto così alle nostre domande.

“La notte della pantera” è un titolo che racchiude in sé un che di inquietante e sensuale allo stesso tempo: quanto di queste caratteristiche si ritrova nelle gesta di Eva Bosch, la protagonista, e quanto nelle vicende complessive del romanzo?

Ho trascorso parecchio tempo alla ricerca di un titolo ad “hoc”. All’inizio, avevo optato per La Pantera della Notte, ma dopo un’attenta riflessione, capii che non era molto adatto. Quindi, dopo averlo riletto, decisi che il titolo stesso doveva dare una certa impronta all’Opera; i lettori dovevano avere un’idea circa cosa sarebbero andati incontro se avessero deciso di affrontarne la lettura. La pantera è un animale temibile, ma anche disperatamente affascinante proprio come Eva. Essa è davvero una bella donna, capace di provare amore e compassione… ma è meglio non inimicarsela!

La storia di Eva, la sua decisione di invischiarsi in prima persona nella melma del sesso orgiastico, violento e mortale, fa pensare ad un’eroina “spuria”, ben lontana dagli eroi “senza macchia” cui in passato eravamo abituati: pensi che l’eroe “puro” non esista più o più semplicemente che abbia scarso appeal sui lettori di oggi? 

Francamente, credo di no. Ma è pur vero che se vuoi combattere il nemico, devi pensare come lui. Entrare nella sua testa. L’eroe “senza macchia e senza paura” esercita ancora un notevole fascino nell’immaginario collettivo perchè tutti noi vorremmo conoscere persone candide e prive di malizia; tuttavia un’eroina in “in odore di santità” non avrebbe mai funzionato in una storia del genere. Il co-protagonista del romanzo è il sesso in tutte le sue perverse sfumature.

Quanto hanno inciso le vicende di cronaca – ormai all’ordine del giorno – relative alla commistione fra politica, economia e finanza, malaffare, clero deviato, nella stesura del romanzo? E qual è la tua visione circa le dinamiche – formali e sostanziali – della società contemporanea?

Direi abbastanza. Avevo letto la triste vicenda della tratta delle bianche in Germania alcuni anni fa e da lì é partito tutto. Ho immaginato quelle povere ragazze costrette ad ogni genere di abuso sessuale, ai loro corpi mercificati in nome del denaro ed ho deciso di incanalare la mia rabbia dando vita ad Eva Bosch.

Spero con tutto il cuore che, in qualche parte del mondo, vi sia una Eva che possa mettere fine a questo schifo

La vicenda delle due ragazze uccise dopo uno stupro di gruppo ammicca a dinamiche sessuali che troppo spesso hanno a che fare con la violenza, sino alle estreme conseguenze: forse il sesso come semplice piacere reciproco è destinato a finire, in favore di dinamiche sessuali sempre meno inclini alla reciprocità, piuttosto legate al dominio ed al mero utilizzo di una parte sull’altra?  

Io credo che il sesso, inteso come momento intenso fra una coppia di esseri umani, continuerà ad esistere fintantoché l’amore sia una parte essenziale. E’ anche vero, però, che ormai si bada solo al mero piacere fisico e non ci si cura molto delle aspettative dell’altra persona.

“La notte della pantera” si legge velocemente, anche a causa della mancata divisione in capitoli, del testo in alcuni punti quasi sincopato, dell’asciuttezza e causticità dello stile: è tua propria prerogativa, o l’effetto della volontà di conferire adrenalina alla vicenda?

Metà e metà. Eva si muove come una pantera, veloce e scattante, perciò volevo che anche la lettura fosse così.

A quando il tuo prossimo lavoro? E di che genere letterario?

Credo che presto scriverò il seguito de La Notte della Pantera: ho lasciato il finale aperto e voglio sapere cosa combinerà Eva.

Al momento, sto scrivendo una racconto lungo tratto da un mio soggetto per un cortometraggio dell’orrore, “Freakland”, i cui protagonisti sono i cosiddetti fenomeni da baraccone.

 Grazie alla gentilezza dell’autrice, e in bocca al lupo!

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