Intervista a Steve Santori

Dopo aver letto il suo libro L’orrore invisibile, l’autore Steve Santori ha risposto così alle nostre domande.

Il tuo romanzo è, sin dal titolo, chiaramente uno scritto orrorifico (persino il nome del liceo in questione, “Lovecraft” è un chiaro omaggio ad uno dei padri della letteratura horror); pure, ciò che colpisce è la profondità delle considerazioni psicologiche (anche in prima persona, nei corsivati che rendono i pensieri dei personaggi) e la vena di ironia che, sotterranea, fuoriesce di tanto in tanto in superficie. Quanto è stato difficile conciliare queste tre istanze, e in che modo le hai “rese sistema”?

A pensarci bene non deve essere stato molto semplice… ma, come credo accada alla maggior parte di chi ama scrivere, il piacere e la passione per l’arte di narrare mitigano la fatica e, alla fine, ci aiutano a buttare il cuore oltre l’ostacolo…

È  sempre difficile parlare del processo creativo, spiegarlo razionalmente. In realtà ben poco della storia è stato studiato a tavolino. Sono partito da un incipit limitandomi a seguire l’onda emozionale…

Di conseguenza il racconto è germogliato in maniera quasi spontanea, quindi mi sono preoccupato di dargli coerenza e un degno finale. Comunque mi interessava l’idea di un horror che non fosse il solito ‘splatter’; volevo un horror psicologico in cui fondere gli aspetti – a me tanto cari –  dell’introspezione psichica e della critica sociale; quest’ultima, del resto, nota caratteristica della narrativa di genere.

La circostanza di esser riuscito, in modo più o meno consapevole, a rendere ‘sistema’ le diverse componenti che mi ero prefissato di utilizzare credo dipenda dal mio stile e dal mio modo di concepire la trama, fattori personali, che variano da scrittore a scrittore.

Nel testo citi spesso casi di violenza avvenuti nella provincia italiana, e non pare casuale che anche il tuo racconto trovi ivi ambientazione: credi che i piccoli centri siano particolarmente “predisposti” a certi fenomeni? Anche il fatto che la “pazzia” aggredisca un mezzadro e poi dei semplici liceali, sembra indicare che la mente delle persone ignoranti o giovani oppone meno resistenze, è più vulnerabile…

No, non credo ci sia una predisposizione particolare, anche se l’ambiente a volte claustrofobico e senza stimoli culturali importanti delle province può dare l’impressione di favorire comportamenti devianti.

Proprio in questi giorni vediamo come la violenza può esplodere ovunque e per le ragioni più disparate; dal fallimento di un rapporto affettivo alle stragi  compiute dagli estremisti islamici, passando per una serie di eventi criminosi della più disparata natura che, ahimè, si consumano sempre più spesso in contesti sociali degradati e vedono quali vittime innocenti fanciulli.

Non esiste, dunque, una geografia particolare, specifica. L’uomo, animale sociale per eccellenza, ha come proprio cortile il mondo…

I motivi, insomma, sono sempre profondi, radicati nell’animo, dunque nella psiche e nella struttura personale degli esseri umani che, qualcuno ci insegna, è influenzata sia da fattori genetici che ambientali.

Per questo, pur non essendo un esperto della materia, ritengo che la follia può attecchire più facilmente nella mente di persone dal basso livello culturale o comunque influenzabili, plasmabili… come quelle di giovani studenti in piena crisi adolescenziale…

La figura dello psichiatra De Nardis, la sua trasformazione in “fatalista”, la sua finale accettazione di comportamenti devianti, sembra, sul finire, dire che la scienza può spiegare sino ad un certo limite, oltre il quale è ignoto e “follia”: è una lettura corretta?

Sì, precisamente.

Esistono, secondo te, luoghi realmente “maledetti” o persone realmente “iperdimensionali” (che cioè, hanno contatti con altre dimensioni spazio-temporali), e c’è, a tua opinione, un’unica matrice dietro i numerosi “misteri” che appassionano ed atterriscono milioni di persone in tutto il mondo (Area 51, Triangolo delle Bermuda, manoscritto di Voynich, ecc.)?

Credo che ci siano davvero luoghi maledetti, mentre nutro molti dubbi sul fatto che esistano individui con simili poteri… nonostante, ammetto, siano figure affascinanti, specialmente per noi scrittori…

Quanto ai “misteri”, grazie al cielo sempre molto in voga, ritengo può esservi un’unica matrice rappresentata dall’interesse inconscio che l’uomo nutre per le sue origini, dal desiderio di conoscenza e forse anche dalla paura di sapersi solo nell’universo…

Peccato che molto spesso questi comprensibili sentimenti degenerino nella creduloneria o, ad esempio, nel convincimento patologico di essere stati rapiti dagli alieni o aver viaggiato nello spazio-tempo…

Si assiste ormai ad una generalizzata fede acritica rispetto a quanto magazine specializzati e documentari televisivi propinano sulla scorta di ipotesi sempre più suggestive, fantasiose… in assenza però di prove concrete (penso che senza il presunto ufo-crash di Roswell con il ritrovamento di presunti corpi alieni, l’Area 51 sarebbe una base militare segreta di cui non importerebbe niente a nessuno…).

E’ possibile, dopo aver “guardato l’abisso” sino in fondo, “tornare in sé”, o piuttosto si è destinati a “perdersi” irrimediabilmente? Come giudichi, conseguentemente, la legge Basaglia che ha abolito i manicomi?

Come autore devo rispondere negativamente.

Nel caso de ‘L’orrore invisibile’ un certo cliché mi imponeva di escludere il finale a lieto fine, se pur a mio avviso aperto; sarebbe stato strano il contrario.

Il romanzo, per quel che può valere, dimostra che arrivati a certe profondità, esplorata l’immensità di certi fondali è praticamente impossibile risalire.

Nella realtà le conclusioni devono essere diverse. Credo che la legge ‘Basaglia’ sia stata una grande scelta di civiltà con la ‘umanizzazione’ delle terapie psichiatriche che nei manicomi scontavano le limitazioni di un’ impostazione clinica piuttosto chiusa ai contributi della psichiatria sociale.

Ad oggi siamo l’unico paese ad aver abolito gli ospedali psichiatrici, e questo credo sia motivo d’orgoglio per l’Italia.

A quando il tuo prossimo scritto?

Attualmente ci sono diversi titoli in incubatrice, il problema è verificare se vedranno mai la luce, ciò di cui dubito.

È deprimente e frustrante vivere (e scrivere) in un paese dove si legge davvero così poco, dove solo i vip vendono libri, un paese in cui gli esordienti non hanno la visibilità che meriterebbero perché le grandi case editrici  neppure leggono i loro manoscritti mentre l’editore medio-piccolo non può investire in distribuzione e promozione…

Non è un addio, no, credo che continuerò a scrivere… se non altro per me stesso, per la mia famiglia e per i miei amici.

Grazie alla gentilezza dell’autore, e in bocca al lupo!

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