Il badante

badante_paesino_virilloIl badante di Simone Scala è un romanzo sui generis, difficilmente inquadrabile in un unico genere letterario: coabitano in esso il fantasy – grottesco, il comico su tutti, e un pizzico di horror, in un mix equilibrato e gradevolissimo, volano di una lettura agile e vivace.

La storia è una di quelle di provincia (che tanto ricorda le arcinote e pluripremiate di Andrea Vitali, o quelle malinconiche e trasognate di Franco Arminio), avente per protagonista un uomo “dal naso grosso e storto”, Edmondo Cipolla, che vive da sempre in un paesino montano di trecento anime, Virillo, isolato e silente.

Classico esempio di persona mediocre, negli studi come nella vita, Edmondo Cipolla, dopo uno sconcertante viaggio fra gli umori, i rumori, i ritmi alienanti della metropoli parigina, in cerca (vana) di fortuna, decide di vivere i propri giorni nel paese natale, ove lavora come fabbro prima e come bracciante poi.

La morte del padre lo avvicina alla depressione facendogli rasentare la follia, dunque la madre (detta “Bersagliera”, per il cipiglio fiero e perché “prima soldatessa d’Italia”), nel tentativo di “salvarlo” dalle frustrazioni di un lavoro asfittico, routinario e sottopagato, decide che il figlio le faccia da badante, evitando anche il matrimonio.

Da qui in avanti, l’esistenza del Cipolla, cambia radicalmente: lui, da sempre incapace e svogliato, diventa, da autodidatta, “astronauta di saperi multidisciplinari”, ritenendo che pane e cultura siano il senso ultimo e pieno della vita: rifugge quindi le donne e il piacere (mai, in vita, ne desidera una), aborrendo la vacuità dell’esistenza contemporanea, quest’ultima schiavizzata da un lavoro “flessibile”, che, autenticamente precario, calpesta la vita e le umane aspirazioni (“solo i fessi lavorano” alle odierne condizioni, sostiene la madre).

Nel mentre la bersagliera diviene sempre più anziana ed arteriosclerotica, Edmondo prende ad assistere anche due sorelle zitelle del vicinato (Adina e Adelina) e vive agiatamente con le pensioni delle tre, in compagnia di una serie di personaggi (“l’uomo delle facce”, il mendicante Piero, l’extracomunitario imprenditore Matunde, ecc.) di un microcosmo chiuso che dà – come in una sfera di vetro – senso di protezione e illusione di libertà: può coltivare le proprie passioni, il Cipolla, e continuare a ricercare il mitico asino bianco, che il popolo vuole si celi – mai visto da occhio vivo – nei boschi e nelle valli circostanti Virillo.

Un filosofo, colto e peripatetico, questo diventa Edmondo prima della svolta finale tragica, imprevedibile, allucinata… e assurdamente comica.

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