L’orrore invisibile

orrore invisibile

Steve Santori è un nome che presto – crediamo – sarà familiare a molti, almeno a giudicare dalla bellezza caustica e conturbante della sua opera prima, L’orrore invisibile: uno scritto che sa essere di profonda introspezione psicologica, estrema quanto allucinata fantasia, di puro orrore, con un finale sorprendente, e, nell’economia del racconto, verosimile.

La storia, che si svolge a Porto S. Elena, paesino delle Marche sospeso fra terra e mare, ha per protagonisti tanta parte dei ragazzi del liceo “Lovecraft” – colpevoli di aver infranto un tabù locale e collettivo che dura da generazioni – nonché il preside Oscar Addazi e lo psichiatra Augusto De Nardis.

Il nodo focale del mistero e dell’orrore del racconto risiede in un casolare in decadenza, un tempo proprietà del mezzadro Antonio Perticarà (detto “Manolesta” o “Frec’Anto’”), il quale aveva, impazzito, decenni prima sterminato la moglie e due figli usandoli per concimare i campi, mentre il più piccolo si sospettava fosse stato saponificato; proprio la miseria, la degenerazione, la pazzia dell’uomo aveva indotto i paesani a vietare ai propri figli ogni contatto con quel luogo.

Ma si sa, i divieti sono fatti per esser infranti: proprio in ciò risiede il fascino del proibito; dunque Maicol Marini, Kevin e Dario Torresi, Elisa Camaioni, David Re, Ewa Dudek e svariati altri entrano a più riprese nella masseria abbandonata.

E’ questo “il punto di non ritorno”, la comune matrice dei tanti casi di “follia” violenta e animalesca, che sovente spinge i ragazzi che hanno varcato la fatidica soglia ad uccidere ed uccidersi: le mura tetre dell’edificio ospitano una “voce” che libera gli istinti, le paure, l’identità più ferina e primigenia di ognuno; un allucinogeno potente e irreversibile, in grado maieuticamente di evocare e far permanere il lato peggiore di sè.

L’autore, nelle parole dello psichiatra De Nardis, si spinge a dire che non di “pazzi” si tratta, ma di adolescenti “alla disperata ricerca della loro identità psicologica e sociale”: alterazione della sfera emotiva, quindi, più che psicopatia vera e propria; come sottintendendo che il limite fra sanità e malattia mentale è labile e non di rado arbitrario.

Proprio De Nardis, lo psichiatra chiamato dal preside Addazi, pagherà il tributo più caro alla misteriosa “voce”, rifondando ex novo l’idea e la realtà di sé.

“L’orrore invisibile” costituisce un esordio appassionante, un libro agile e di lettura veloce, sostenuto e impreziosito da un coacervo di influenze (e di conoscenze) letterario – psicanalitiche ben dosate, equilibrate fra esse nel sistema – racconto, ed atte a solleticare il “lato oscuro” del lettore: “se guarderai a lungo nell’abisso, l’abisso guarderà dentro di te”…

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