Non mi sono perduta

non mi sono perduta

Che Non mi sono perduta non sia un volume facilmente confondibile con altri, lo si capisce sin dallo pseudonimo dell’autore/autrice, “Etèra”, evocante le antiche cortigiane greche, note per le arti erotiche e la piacevolezza della compagnia: una storia di prostituzione, senz’altro, ma limitante vederla solo così.

A ben vedere, le vicende di Layla, la protagonista, e Vanni, il giornalista aspirante scrittore che accetta di narrarle, sono difficilmente ascrivibili ad un unico genere letterario; romanzo erotico, si dirà, data la tematica trattata, in realtà soprattutto uno spaccato dell’esistenza, in svariate sfaccettature fisiche e psicologiche, di una “donna di vita”: una visuale a tutto tondo, per molti versi a carattere saggistico, sulle prostitute (nelle varianti “di strada”, “di appartamento”, di locali notturni, di “vetrine web”), sui clienti e sull’universo in cui tale mondo orbita (consumo di psicofarmaci, cocaina, alcool).

La dovizia di particolari che accompagna la storia di Layla si dispiega nell’arco di svariate centinaia di pagine, a cominciare da quando la giovane colombiana decide di entrare in convento: qui, scopre un mondo di privazioni fisiche e psicologiche che sfiora il masochismo, e che poco le sembra esser coerente col messaggio d’amore universale di Cristo.

Abbandonata la vocazione mentre si trova in convento in Italia, la ragazza prende a lavorare presso un notaio romano con cui le tocca “esser gentile”: da lì in avanti, capisce quanto il proprio corpo possa apparire desiderabile (durante l’infanzia si era sentita grassa e brutta), e si avvia, per varie peripezie, ad esercitare il mestiere più antico del mondo in casa, e, ciò che più conta, in completa autonomia.

Dalla vita di Layla entrano ed escono vari uomini (Gerardo, con cui perde la verginità; Vito, che sposa e poi lascia; Osvaldo, di cui resta incinta) in fasi successive; alcuni di questi pretendono che lasci la professione, altri invece traggono beneficio economico proprio da essa: Layla evidenzia come subisca più abusi psico-sessuali dai compagni stabili che dai clienti (cosa che tutte le odierne statistiche circa la violenza sulle donne palesano), e ritrova vicine soltanto alcune fra le ragazze che fanno il suo stesso lavoro, con cui instaura una solida sorellanza.

Dopo la nascita della figlia Gloria, Layla vive in sua sola funzione: la prostituzione è vista quale opportunità economica “neutra”, al pari di altre, “missione” grazie alla quale costruire, prestazione dopo prestazione, il futuro della figlia, e, in un certo senso, occasione di riscatto per i clienti più reietti, ritrosi, timidi, “anomali”, in massima parte rifiutati dall’universo femminile “onesto”, clienti per i quali la ragazza assurge a “terapeuta” a basso costo e di sicuro, per quanto effimero, successo.

Layla mette anche in luce le responsabilità delle mogli nell’ “andare a donne” dei mariti, laddove, oltre al sesso (spesso in tutto o in parte negato dalla coniuge), essi cercano confidenza, comprensione, “coccole” che attenuino il senso di solitudine e di ansia: “il cliente non compra sesso, ma l’illusione di avere il potere su di una donna”; proprio in quanto così psicologicamente esposta, il rischio corso dalla prostituta è quello di “necrotizzarsi” dentro, di morire pian piano, di non esser più capace di innamorarsi e stabilmente amare.

“Non mi sono perduta” è sopra tutto il manifesto di coloro che, prostitute, esercitano in piena libertà e coscienza, di quante non sono costrette ma che piuttosto fanno – pur con tutte le “crisi” ed i dubbi del caso, indotte in buona sostanza da una società ipocrita e bigotta – della propria professione un manifesto di indipendenza ed emancipazione.

Un libro – verità, quasi un’inchiesta, con un finale aperto riguardante l’evoluzione del rapporto fra la prostituta Layla ed il giornalista Vanni; una scrittura magistralmente sensibile, per un volume sui generis che sfata diversi miti circa un mondo – e un mestiere – tanto antico quanto, paradossalmente, molto poco conosciuto.

ACQUISTA IL LIBRO QUI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *