Intervista a Marzia Polito

Dopo aver letto il suo libro LE SPINE DI UNA… ROSA, l’autrice Marzia Polito ha risposto così alle nostre domande.

Il romanzo che narra le amare vicissitudini di Rosa, pur scritto in terza persona, evolve alla stregua di “diario” della protagonista, ed è evidente un forte trasporto da parte della voce narrante: a cosa è dovuta la tua vicinanza ad una tematica così “delicata”?

La vicinanza ad un tema così delicato dipende, sicuramente, dal mio background. Aver vissuto in prima persona determinate esperienze, ti porta a sviluppare una sensibilità maggiore rispetto a chi, fortunatamente, è rimasto illeso da particolari dinamiche che nella vita vengono a crearsi nostro malgrado. Chi non le ha vissute può provare: smarrimento, rabbia, incredulità. Chi purtroppo le ha vissute riesce a comprendere, riesce a calarsi nei panni della protagonista, quasi a soffrire con lei.

Raccontare la storia di Rosa mi ha aiutato ad affrontare “fantasmi e paure” celati in me, quasi una forma di catarsi. Potersi liberare fermando nero su bianco i pensieri aiuta a far chiarezza, a mettere ordine nella confusione. Aiuta a capire cosa è giusto tenere, conservare, e cosa si deve lasciar andare. In alcuni momenti della stesura dell’opera la protagonista si fondeva con me ed io con lei, anche se ho cercato di prendere il più possibile la giusta distanza mentale e lasciar parlare Rosa e non Marzia. Preciso ancora una volta che la storia di Rosa è una storia vera, luoghi, nomi, date sono state modificate per tutelare la privacy della protagonista e dei suoi famigliari.

La storia è coinvolgente ed empatica, ed è senz’altro molto comune nell’Italia anti-referendum aborto e divorzio. Sono, e se sì, quanto, cambiate le cose da allora?

Dall’Italia anti-referendum molte cose sono cambiate. La donna è riuscita ad emanciparsi, a ricoprire ruoli di potere all’interno della società, prima esclusiva prettamente maschile. Una donna è riuscita a vincere il premio Nobel vedi Rita Levi Montalcini, un donna è diventata scienziata vedi Margherita Hack, una donna si è candidata alle prossime presidenziali in America ed una donna tiene in pugno l’Europa. Ne han fatta di strada dagli anni 60-70 anche se, in molti uomini, è ancora radicata la concezione che la donna non sarà mai all’altezza della situazione. A mio avviso non riescono a superare il dualismo: Donna di successo/mamma-moglie. Non riescono a capire che una donna, grazie alla sua forza di volontà, riesce ad assolvere ambo le cose: seguire la carriera ed essere una mamma amorevole per suoi i figli e per la sua famiglia.

Sono convinta, però, che ancora molte donne subiscono maltrattamenti e soprusi e con esse anche i loro figli e se ci sono anche gli animali domestici. Sicuramente non se ne parla, ieri come oggi, proprio perché la violenza avviene all’interno delle mura domestiche, che dovrebbero essere, luogo di protezione ed amore. Proprio per questo motivo è difficile quantizzarle se non quelle che, tristemente, saltano agli onori della cronaca. La violenza in famiglia, viene percepita dai protagonisti come: ciò che rientra nella sfera privata. La maggior parte delle persone coinvolte è restia a parlarne. Hanno problemi a comprendere il comportamento dell’abusante: non capiscono la differenza tra ciò che può essere tollerato dal comportamento che sfocia nell’illecito e viene per questo, nel dubbio, sopportato. La diffusione della violenza domestica è senz’altro sottostimata.

Su quali aspetti della normativa coniugale, ed in quella – parallela – relativa alla gestione ed educazione dei figli, alla luce delle statistiche sulla violenza domestica, pensi oggi il legislatore debba soffermarsi con più attenzione?

Il reato di maltrattamento in famiglia, è nato da poco. Per il legislatore è stato compito non facile scernere, concettualmente, tra maltrattamento a tutti gli effetti e scaramucce tra coniugi che si sarebbero esaurite con il tempo. Affinché ci fosse una distinzione netta, ha classificato le varie forme di violenza.

Violenza psicologica: umilia la donna, la rende insicura per farla vivere in uno stato di soggezione continua.

Violenza fisica: la più visibile, spesso associata a quella psicologica.

Violenza economica: si impedisce al coniuge di avere una stabilità, un indipendenza economica per poterlo sottomettere.

E per finire la violenza assistita: la donna, o qualunque altro componente familiare, vittima di maltrattamento o di abuso in presenza di minori. In questo caso, gli studiosi, identificano questi bambini come vittime non intenzionali o soggetti portatori di sofferenze secondarie. In Italia, non esiste una normativa specifica che punisca l’aver causato sofferenze al minore e risarcisca per eventuali, ed aggiungerei inevitabili, danni psicologici derivanti. Spesso le violenze sulla donna-madre vengono commesse dall’uomo-padre in presenza dei figli, per mantenere il controllo su tutti i componenti ed affermare il suo ruolo di capofamiglia.

Per contestare questo tipo di violenza, però, si deve dimostrare senza ombra di dubbio la volontarietà del soggetto di causare danno al minore e non è sempre così facile. Per i suddetti motivi questo comportamento rientra genericamente nel reato di maltrattamento in famiglia.A mio avviso, il legislatore dovrebbe considerare i minori, che non hanno subito violenza dirette, non come vittime non intenzionali ma come vere e proprie vittime di maltrattamenti.

Ritieni sia corretto credere a quanti, uomini e donne, protagonisti attivi di violenze sul/sulla coniuge, si professano pentiti? Entro quali limiti sarebbe eventualmente giusto conceder loro una possibilità di riscatto sociale e familiare?

Personalmente non credo al ravvedimento di queste persone. Alla base di molti comportamenti c’è, nella maggioranza dei casi, un disturbo di tipo psicologico, il solo pentimento non serve.

Innanzitutto dovrebbe esserci da parte loro l’ammissione di aver un problema, cosa che in pochi fanno considerato che tendono a scaricare la responsabilità delle loro azioni sui familiari stessi di aver provocato le loro reazioni.

Nei casi di ammissione di colpa sarebbe auspicabile seguire dei programmi psicoterapeutici: sedute con psicologi e psichiatri e successivamente, con parere favorevole dello specialista, ritentare un inserimento sociale-familiare monitorato nel tempo.

Pensi sia verosimile affermare, tenendo conto di una casistica sempre più numerosa, che, accanto alla violenza fisica e psicologica sulle donne, esista oggi da parte di tante donne separate e/o divorziate una volontà di sopraffazione (economica e psicologica) nei confronti degli ex mariti, anche laddove questi non siano stati violenti né prevaricatori?

Si, ritengo verosimile che in molte donne al termine di una relazione come il matrimonio o una convivenza abbiano una sorta di sopraffazione (economica e psicologica) nei confronti degli ex mariti anche se questi non son stati violenti né prevaricatori.

Si assiste ad un numero sempre maggiore di questi casi. Ma la donna, a differenza dell’uomo, fa del male se ferita. Si devono sempre capire le cause perché una donna si comporta in questo modo.

Giudichi adeguata l’attenzione riservata dalla politica e dai media alla questione della violenza domestica?

No, non la giudico adeguata.Potrebbero far di più sulla lotta alla violenza in genere. Il mio libro, affronta il tema della violenza domestica ma vengono perpetrate violenze anche nei confronti dei:bambini, anziani, disabili, degli animali. Possiamo darle mille nomi e mille volti… è sempre: Violenza.

Vedo una società allo sbando, valori inesistenti, rispetto per la vita in ogni sua forma ed espressione pari a zero. Chi commette violenza, colpisce gli indifesi: una donna, un bambino, un anziano, un disabile, un animale. Commette violenza contro i “senza voce”.

Ritengo che la politica debba svolgere un ruolo fondamentale per riportare ordine nel caos che attualmente regna nel nostro paese, istituendo pene esemplari e garantire la certezza della pena.

Il futuro ti vedrà impegnata in altri scritti socialmente impegnati, o opterai per altri generi?

Ancora non ho chiaro il tema del mio prossimo libro. Se rimarrò su scritti socialmente impegnati oppure opterò per la classica storia d’amore… deciderà l’universo.

Grazie alla gentilezza dell’autrice, e in bocca al lupo!

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